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Le Iene Elettroniche

Le iene elettroniche

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Alle ore 10.50 circa, Youtube non risponde alle richieste! Cosa bolle in pentola?

L’umanità è più geniale di quanto si pensi e vive in um mondo pieno di mistero, novità e pericoli. Per questo motivo è stato istituito un dipartimento segreto dell’FBI il cui compito è proprio quello di trovare e mettere in sicurezza gli artefatti costruiti da straordinari scienziati, uomini di cultura, distillati di culture religiose o quant’altro.
La messa in sicurezza prevede lo stivaggio di questi oggetti nel magazzino 13 ( Warehouse 13 appunto). Come nota di colore occorre specificare che gli altri 12 sono andati distrutti a causa dell’attività dei medesimi artefatti.
I protagonisti sono due agenti dell’FBI che vengono cooptati e obbligati a prestare servizio per la struttura persso cui trovano . Ovviamente hanno carattere e caratteristiche opposte e ciò permette loro di trovare la soluzione alle attività sempre diverse di artefatti più o meno  sconosciuti.
Qualche episodio è un po’ banale ma c’è una lunga sottotrama che ha il suo punto di tensione proprio alla fine della prima serie che lascia tutto in sospeso. Il tono non è certo stile x-file ma è molto più sciolto e disinvolto e non punta all’atmosfera ma alle idee.
La serie ha un gusto un po’ steampunk ma è comunque simpatica e permette di indagare e sfruttare ogni ansa della scienza e della cultura. Speriamo che la seconda serie sia supportata a dovere.
Cautamente consigliata

 Le votre iene elttroniche hanno tratto questa notizia da – Il Sole 24 ORE

MILANO
Un’ottantina di persone che avevano perso o danneggiato gravemente la vista a causa di bruciature dovute a prodotti chimici sono tornate a vedere grazie a cellule staminali prelevate dai loro stessi occhi. Un successo che porta la firma di ricercatori italiani che da 15 anni lavorano per mettere a punto una tecnica di rigenerazione della cornea: Graziella Pellegrini, docente di Biologia cellulare e coordinatrice della Terapia cellulare al Centro di medicina rigenerativa “Stefano Ferrari” dell’Università di Modena e Reggio Emilia e il direttore del centro, Michele De Luca, docente di Biochimica cellulare presso lo stesso ateneo. I ricercatori hanno prelevato le cellule staminali dal margine della cornea, il limbo («basta un millimetro di tessuto sano» spiega Graziella Pellegrini), e le hanno moltiplicate in laboratorio. Poi l’équipe di Paolo Rama, dell’Istituto Scientifico San Raffaele di Milano, le ha inserite sulla cornea bruciata. Su 107 occhi trattati, 82 sono tornati a vedere, e 14 hanno recuperato parzialmente la visione. I miglioramenti ottenuti nei pazienti sono stabili: la loro cornea ricostruita è in grado di rigenerarsi come quella sana.
La tecnica, pubblicata online sul “New England Journal of Medicine”, presenta il vantaggio di utilizzare cellule prelevate dal paziente: non c’è rischio di rigetto né servono farmaci immunosoppressori.
Furono proprio Pellegrini e De Luca, nel 1997, a pubblicare su «Lancet» il primo lavoro in cui veniva applicata la medicina rigenerativa in oculistica. Avevano coltivato la cornea a partire dalle staminali dell’occhio e l’avevano trapiantata con successo su due pazienti.
I due colleghi (che sono marito e moglie) hanno iniziato a lavorare in questo campo più di 20 anni fa. «Una volta imparato a manipolare le cellule è sorta naturalmente la voglia di iniziare a studiare altri epiteli» spiega Pellegrini.

Le vostre iene elettroniche hanno scoperto un po’ di notizie riguardanti questo film! L’ultimo film di Tim Burton ha tutte le carte in tavola per diventare il nuovo fenomeno alla “AVATAR”. Con nuove tecniche per gli effetti speciali che mixano catture di visi reali a corpi tridimensionali generati dal computer, scenari interamente virtuali, personaggi in computer grafica, una trama degna di nota rinterpretata da Tim Burton e la ormai immancabile visione 3D! Speriamo non sia una delusione! Per adesso vi proponiamo una galleria di immagini!

le vostre iene elettroniche hanno tratto questa notizia da www.hwupgrade.it

Google ieri ha presentato il suo nuovo servizio: Google Buzz. Come evidente dal nome si tratta di una serie di strumenti pensati per condividere informazioni in tempo reale, in questo caso con alla base il concetto di “Find the right audience for what you want to share”. Qui sotto trovate il video con cui Google presenta il nuovo servizio:

Il punto di partenza di Google è lo stesso da cui è nato il celeberrimo motore di ricerca: come 15 anni fa le informazioni sul web avevano raggiunto un numero tale da richiere qualcosa che permettesse di ordinarle e di cercare all’interno di esse quelle rispondenti alle esigenze di ciascuno, così ora anche nei social network si rende evindente il concetto di TMI (Too Much Information).

Agli albori dei social network era facile orientarsi tra i contenuti dei nostri amici, con il crescere del numero delle piattaforme, dei media utilizzati e delle persone coinvolte oggi invece è un’operazione difficile. Google allora prova ad applicare lo stesso approccio che ha reso famoso il suo motore di ricerca, applicando i concetti di rilevanza e rank.

La porta di ingresso di Google Buzz è Gmail, che vede integrato lo strumento nella Inbox. Da qui è possibile seguire i Buzz dei propri amici, postare contenuti anche multimediali e seguire le conversazioni che si vengono a creare. Google riassume le caratteristiche di Google Buzz in cinque punti.

1. Auto following: in automatico si è resi follower delle persone con cui maggiormente si chatta e scambia messaggi di posta. Non c’è nessun setup iniziale, il grosso del lavoro di aggiunta delle persone da seguire è fatto in automatico.
2. Rich fast sharing experience: video, foto, file multimediali, aggiornamenti di Twitter, tutto viene visualizzato all’interno dell’ambiente di Gmail, senza dover aprire nuove schede, inserire password o operazioni simili. In questo modo le persone possono seguire gli aggiornamenti anche se non sono iscritte ai diversi servizi (Picasa, Youtube, Twitter), il tutto senza uscire dalla casella di posta e questo dettaglio andrebbe rivalutato pensando all’interfaccia di Chrome OS
3. Public and private sharing: uno strumento pensato per passare in modo semplice tra i due tipi di condivisione. Tutto ciò che metto pubblico va ai miei followers e sul mio google profile, mentre i post privati, possono essere condivisi in modo semplice con gruppi di persone, così come si manderebbe una mail.
4. Inbox integration: non esco mai dalla mia casella Gmail, vedo tutti i contenuti integrati e posso tramite il comando @reply coinvolgere altre persone nelle conversazioni.
5. Just the good stuff: Google ritiene di aver trovato il mondo di mettere in evidenza solo le cose che interessano veramente. Con lo strumento recommended buzz, inoltre, posso raccomandare contenuti ai miei amici non coinvolti dalle conversazioni: chi li riceve può poi dire se è interessato o meno.

I servizi di Google Buzz sono disponibili anche su mobile: in questo caso l’attenzione è spostata sulla geolocalizzazione dei contenuti, tanto da meritare un livello personalizzato su Google Maps. Si possono vedere i Buzz intorno a noi, vedere i Buzz relativi alle cose che ci stanno intorno e via dicendo.

Il servizio dovrebbe a breve diventare accessibile da tutte le caselle Gmail, ma al momento sono pochi gli utenti che possono testimoniare la cosa. L’ultima versione di Google Maps Mobile per Android e iPhone integra il nuovo livello Buzz, ma provata con Android 1.6 non pare ancora del tutto funzionante.

La mossa di Google ha scosso gli animi della concorrenza, staremo a vedere quali saranno le risposte: in particolare Yahoo, che da tempo offre il servizio buzz.yahoo.com, potrebbe avere qualcosa da ridire.

Google Buzz

Facebook lavora a una sua webmail: la sfida a Gmail aperta?

pubblicato: venerdì 05 febbraio 2010 da giovanni de stefano in: Applicazioni web Mail Web 2.0 Facebook

Solitamente non mettiamo articoli su determinati programmi di grafica tridimensionale, ma solo articoli che parlano di film in 3D. Questa volta le vostre iene elettroniche fanno uno strappo perché il Tutorial che vi proponiamo è stato realizzato proprio da una delle iene.
Se vi serve convertire da Daz3D a Blender 2.5 seguite questi link (se siete utenti registrati)
http://blenderartists.org/forum/showthread.php?p=1547606#post1547606

Oppure direttamente al link:
http://www.art-tech.it/html/tutorial_export_daz3d_to_blender_2_5.html
http://www.art-tech.it/html/tutorial_export_daz3d_to_blender_2_5.pdf
Convert Daz3D to Blender 2.50 Complete RIG TUTORIAL

i succedono vari progetti per nnuovi eBook reader come il Nook di Barnes and Noble e si aspetta con ansia il nuovo iTablet figlio della mela.
Ma ho trovato questo progetto che sembra davvero interessante e pensato proprio per ottimizzare la lettura su apparecchi elettronici.

http://www.engadget.com/2009/12/17/mag-digital-magazine-concept-makes-e-readers-cower-with-envy-v/

file:///Users/enricopinto/Desktop/I-Love-Shopping-Isla-Fisher-Hugh-Dancy-2.jpg

Non di solo svago vive il cinefilo ma anche di importanti appuntamenti e serie visioni.

Ebbene questo non è il caso di questa “pellicola”.
Il film è proprio quello che sembra: una graziosa commedia romantica, fatta di situazioni simpatiche e imbarazzanti in cui incappa la protagonista per distrazione o a causa della sua compulsione per gli acquisti.

Il film è ovviamente molto prevedibile e molto semplice nel suo svolgersi. Nulla di nuovo ma fatto con simpatia.

La nostra bella Isla Fisher sogna di diventare giornalista di moda. Non riesce, ma per rimanere vicino al suo sogno diventa giornalista economica per una rivista dello stesso editore. Qui incontra il protagonista maschile Hugh Dancy che è il suo capo.

Da qui nascono una serie di successi equivoci e attrazioni e bugie e debiti.

Gli attori son gradevoli e reggono la scena. C’è anche spazio per un cameo di John Goodman  in qualità di padre risparmiatore della protagonista spendacciona.

Coinvolgenti anche i manichini delle vetrine di alta moda.

Film carino ma per appassionati. Harry ti presento Sally è comunque ancora inarrivabile.

http://valechaos.files.wordpress.com/2008/05/twilight_group_shot-larger.jpg

Dimenticatevi i vampiri della tradizione.

Dimenticate il fascino intenso, l’ardore pieno, l’astuzia micidiale che attribuiamo abitualmente ai vampiri.
Dimenticatevi il loro orrore per il sole, gli specchi crudelmente sinceri dell’aspetto dei vampiri e un animalesco appetito di sangue e di giovani ragazze.

Questi vampiri sono diversi.
Dimenticatevi ogni contrapposizione tra passione e ragine o tra morale e obbiettivo, tra ciò che è umano o diabolico

In questo film i Non-morti sono poco più che semplici ragazzini con super poteri.

Infatti perdono ogni corollario di fiera assassina e crudele e si tramutano in tanti Scamarcio ridicolmente tenebrosi, tanto che al sole i vampiri diventano una trasposizione anni settanta di Renato Zero, tutto paiette e brillare di perle…
Oppure vedono il futuro.. finché non cambia.
Ovvero corrono veloci per raccattare americanissime palle da baseball o, caso strano, per raggiungere la preda riconoscendola dall’odore; questo si finalmente da vampiro. Ma questo non è un protagonista.

Ulteriormente, al posto della storia e delle leggende e dei ruderi che trasudano vite piene e appassionate nonché paure e terrori autentici viene sostituita da un ipermoderno palazzo freddo in una rigolgiosa foresta.

La bara e il sepolcro sostituite da una camera senza letto riempita di CD musicali. Almeno ci fosse qualche libro in più…
La lotta tra Van Helsing e Dracula sostituita da un posticcio antagonismo tra ragazzetti e pseudo-bande

Dimenticatevi i dialoghi autentici, e pensieri; i protagonisti sono una via di mezzo tra i romanzi adolescenziali di moccia e il tempo delle mele.. ma senza volgarità

In poche parole un film noioso per tre quarti nonché inutile e senza sostanza per il resto.
Pertanto è insipido, con protagonisti senza profondità e una trama banale: sembra un tentativo di raggiungere l’essenziale in cui però si è perso di vista l’obbiettivo.
L’avranno anche loro dimenticato.

Dimenticatevi la visione di questo film se volete vedere uno spettacolo piacevole.
E se lo avete disgraziatamente visto… dimenticatevene.