Skip to content

Le Iene Elettroniche

Le iene elettroniche

Archive

Category: riviste

Le vostre iene elettroniche hanno trovato questa notizia su – LASTAMPA.it

Il New York Times online punta sul gratis

LUCA CASTELLI
Il New York Times riscopre il gratis su Internet. Il più famoso quotidiano del mondo, nonché quello che può vantare il maggior numero di contatti online (tredici milioni di visitatori unici al mese, secondo Nielsen/NetRating) ha annunciato lunedì l’intenzione di cancellare il programma TimesSelect, che richiedeva ai lettori il pagamento di un abbonamento per accedere ad alcune sezioni del sito (editoriali, articoli in archivio).

TimesSelect non è stato un fallimento, spiegano dal quartier generale del Times. I duecentoventisettemila iscritti che hanno pagato 49,95 dollari all’anno (oppure 7,95 al mese) per l’abbonamento premium hanno portato nelle casse del giornale qualcosa come dieci milioni di dollari all’anno. Tuttavia, le stime per il futuro indicano come gli annunci pubblicitari possano garantire maggiori introiti.

“Non ci aspettavamo di ricevere così tanti visitatori direttamente da motori di ricerca come Google e Yahoo”, ha detto la responsabile del sito Vivian L. Schiller. Una massa di utenti che spesso si scontra contro le pagine a pagamento e se ne va. Per il giornale, spiega la Schiller, meglio lasciar perdere gli abbonamenti e puntare su contenuti gratuiti accompagnati da inserzioni e pubblicità.

Il discorso non vale solo per le notizie d’attualità, ma anche per uno dei settori più ambiti e preziosi del giornale: l’archivio. Il Times ha deciso di mettere a disposizione gratuita tutti gli articoli pubblicati dal 1987 a oggi, sebbene ancora protetti da copyright. Inoltre – per la grande gioia di storici, studiosi e archivisti – verranno aperti anche i cassetti più polverosi e digitalizzati gli articoli risalenti al periodo 1851-1922 (ormai di pubblico dominio). Accompagnati dagli annunci pubblicitari, anche quei vecchi contenuti potranno tornare a essere redditizi.

Con la decisione del Times di abbandonare TimesSelect, si è quasi completata la transizione verso il gratis dei siti dei maggiori quotidiani americani. Tra i big che ancora utilizzano modelli in abbonamento resiste solo il Wall Street Journal. Ma sembra solo questione di settimane prima che la nuova proprietà del giornale (la News Corp. di Rupert Murdoch) decida di seguire l’esempio del Times e chiuda anch’essa le sezioni del sito a pagamento. In Italia, tutti i principali quotidiani utilizzano modelli in abbonamento, relativi soprattutto ai contenuti pubblicati sul giornale cartaceo e all’archivio.

Tratto da punto informatico

Roma – Google ha deciso di salvare la carta stampata statunitense dal “fallimento”. Non si tratta di un’opera di bene, bensì di una vasta operazione marketing che vede il servizio Google Print Ads trasformarsi in un gigantesco salvagente per i bilanci collassati di non meno di 225 testate giornalistiche. Nel novembre scorso, il progetto pilota di raccolta pubblicitaria online per quotidiani cartacei aveva riscosso il consenso dei più importanti editori. Washington Post, N.Y.Times ed altri 50 giornali erano infatti saliti istantaneamente sul carrozzone pubblicitario di Google. Insomma, non è un segreto, che con l’avvento di media informativi alternativi la carta stampata abbia subito un duro contraccolpo economico e la pubblicità abbia iniziato a dirigersi verso i nuovi lidi digitali.

A distanza di neanche un anno dal lancio della prima versione di Google Print Ads, quindi, è già pronta un’ulteriore accelerazione al processo di “conquista” pubblicitaria del Quarto Potere. L’azienda di Mountain View ha ufficialmente annunciato l’aggiornamento del suo programma: adesso le testate coinvolte sono quattro volte di più e coprono l’intera nazione. Come sottolinea però Duncan Riley su TechCrunch, il servizio tutt’ora è accessibile solo ed esclusivamente agli inserzionisti statunitensi. “Chiunque, da ogni parte del mondo, con un account AdWords può già puntare ai consumatori americani attraverso il servizio online, quindi perché il resto di noi non può farlo sulla carta?”, si chiede Riley.

Intanto David A. Utter di WebProNews si interroga sui potenziali effetti negativi scaturiti dall’eventuale sbarco di Google nelle redazioni. È evidente come un pseudo broker-pubblicitario sia in grado di esercitare una sorta di controllo finanziario sui giornali – se non altro mettendo a disposizione una soluzione proprietaria che permette di accedere a inserzionisti fino a poco tempo fa inarrivabili.

Una delle certezze del servizio, comunque, riguarda la trasparenza. “Gli inserzionisti e le agenzie possono accedere a Google Print Ads attraverso l’interfaccia AdWords e pianificare campagne mirate su centinaia di quotidiani statunitensi. Quando hanno identificato la testata, fanno un’offerta per gli spazi disponibili e uplodano la loro proposta creativa. Gli editori visionano le proposte e possono accettarle o rigettarle, con l’obbligo di feedback. Report dettagliati e documenti elettronici sanciscono poi i rapporti di responsabilità; Google poi procede con le fatturazioni e i pagamenti”, si legge nel comunicato del servizio.

“Google Print Ads ci ha portato nuovi inserzionisti che erano troppo piccoli per pensare di fare pubblicità su giornali nazionali o che non avevano mai pensato alla carta stampata perché operano largamente online”, ha dichiarato Todd Haskell, vice presidente sviluppo del New York Times.

“I quotidiani sono un’importante risorsa di informazione e un potente strumento di comunicazione, Con Google Print Ads porteremo più inserzionisti ai giornali, rendendo beneficio ai lettori, agli editori agli stessi inserzionisti”, ha dichiarato Eric Schmidt, CEO di Google.

Dario d’Elia