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Le Iene Elettroniche

Le iene elettroniche

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Category: Altro

Grazie al nostro sito amico geeky.it le vostre iene elettroniche vi presentano questo articolo!

Apple fa causa ad HTC per 20 brevetti iPhone (UPDATE!)

Apple LogoApple ha deciso di far causa ad HTC per aver infranto 20 dei suoi brevetti software realizzati per iPhone.

Dalle parole di Steve Jobs: “We can sit by and watch competitors steal our patented inventions, or we can do something about it. We’ve decided to do something about it. (…) We think competition is healthy, but competitors should create their own original technology, not steal ours.” (Possiamo sederci e vedere la concorrenza che ci ruba le nostre invenzioni brevettate, o possiamo fare qualcosa. Abbiamo deciso di fare qualcosa. (…) Riteniamo che la competizione sia salutare, ma i concorrenti dovrebbero creare le  loro tecnologie originali e non rubare le nostre).

Personalmente, ho sempre ritenuto i brevetti software l’arma delle aziende troppo deboli per poter sopportare una vera competizione. Appena un’azienda concorrente copia (e migliora) un’idea brevettata, l’azienda “derubata” (comunque in difetto perché la propria implementazione non è all’altezza di quella nuova) va “a piangere dalla mamma” giocando la carta del brevetto. Patetico.

Dettagli dell’annuncio stampa di Apple: http://www.apple.com/pr/library/2010/03/02patents.html

UPDATE: Grazie a TechCrunch, abbiamo un aggiornamento importante: come si pensava, l’accusa non è diretta ai prodotti di HTC, ma al sistema operativo Android (del quale HTC fa grande uso).
Sul sito di TechCrunch c’è un bellissimo articolo dove è possibile visualizzare l’atto di accusa (di 16 pagine) firmato da Apple contro HTC.

Per visualizzare l’articolo: http://techcrunch.com/2010/03/02/the-complaint-apples-patent-lawsuit-against-htc-is-all-about-android/

L’aggiornamento conferma quanto avevo scritto in precedenza: Apple sta usando i brevetti per tutelare il suo sistema operativo per dispositivi mobili ormai in difficoltà rispetto alla strapotenza dell’OS di Google, Android.

Le vostre iene elettroniche vi presentano questo corso:

L’Associazione Fumetti a Novara e lo Sciacallo Elettronico organizzano un corso dedicato all’animazione in computer grafica tramite il software Flash. Il programma è uno dei più importanti software di animazione bidimensionale attualmente utilizzato in ambito professionale per la realizzazione di lungometraggi, cortometraggi, spot televisivi, videoclip, webcomics, animazioni per cellulari e molte altre applicazione.
Il corso costituito da 8 lezioni avrà l’obiettivo di istruire all’utilizzo del software guidando i partecipanti alla realizzazione di un breve spot animato dedicato alle tematiche di sensibilizzazione contro l’uso di droghe, fumo e alcol. I migliori spot saranno trasmessi sulle televisioni locali e tramite Internet sul sito dell’associazione.
I corsi sono gratuiti (si richiede solo l’iscrizione all’associazione). Inoltre saranno forniti materiali e libri didattici sull’animazione e il fumetto.
Il progetto è realizzato grazie all’appoggio della Provincia di Novara e al CSV (Centro di Servizio per il volontariato di Novara).

Le date del corso:
29 settembre
6 ottobre
12 ottobre
20 ottobre
27 ottobre
3 novembre
9 nov embre
17 novembre

Orari del corso:
dalle 21.00 alle 23.00

Il corso si svolgerà presso la sede del CSV in via Monte Ariolo 10 a Novara.

Per maggiori informazioni redazione@sciacalloelettronico.it

Le iene elettroniche hanno tratto questa notizia da Mr.Webmaster

Forbes ha pubblicato come ogni anno la lista dei 100 brand più riconosciuti e famosi del mercato mondiale, dopo la Coca Cola (saldamente al primo posto) IBM si afferma come primo brand tra le aziende informatiche e al secondo posto assoluto tra i marchi in classifica.

Micorsoft conquista il terzo posto (era al secondo nel 2007) sorpassata da IBM, le cose per Redmond non vanno però così male se si considera che un colosso suo concorrente in molti settori come Google è sceso dal 10° al 20° posto in un solo anno.
Ottimi i piazzamenti per Nokia e Intel (5° e 7° posto, stabili); Apple è al 24° posto, un pò poco ma meglio del 33° conquistato nel 2007; Gucci è il più conosciuto brand italiano con un 45° posto che gli permette di vantare un gradino più alto di quello di Ebay.

Le vostre iene elettroniche hanno tratto questa notizia da – Tgcom

Test sul Big Bang:la Terra morirà?
Reclamo respinto, l’esperimento si farà

Tam tam di paura per l’accensione del mega accelleratore di particelle al Cern di Ginevra, prevista mercoledì 10 settembre.
Gli scienziati vogliono creare dei “buchi neri” per studiare l’origine dell’universo mentre i più scettici temono che l’esperimento possa risucchiare la Terra in un vortice dalla potenza sconosciuta. Due americani si sono rivolti alla Corte europea chiedendo di bloccare l’esperimento, ma il loro ricorso è stato respinto.

L’esperimento, che farà scontrare due fasci di particelle in un tunnel lungo 27 km sotto la città svizzera, scatenerà una temperatura di 1000 miliardi volte superiore a quella del cuore del Sole.
Gli obiettivi degli studiosi del Cern sono tanti: trovare il bosone di Higgs, soprannominato la “particella di Dio” perché spiega come mai la materia abbia masse diverse, decifrare la natura della materia oscura dell’universo, individuare nuove particelle o incontrare addirittura dimensioni sconosciute.

Ma un allarme, già diffuso nel 2003 e lanciato da un gruppo di studiosi, paventa catastrofi e la distruzione della Terra se la macchina più grande mai costruita dall’uomo entrerà in funzione. La paura dei detrattori di Lhc (Large Hadron Collider) è che si possa, con gli esperimenti dell’acceleratore, creare un mini buco nero che potrebbe crescere di dimensioni e potenza, fino a risucchiare la Terra divorandola completamente nel giro di quattro anni.

La scienza europea ha alzato tutti i suoi scudi e ribadito: “L’acceleratore è sicuro”.
Un’affermazione perentoria, messa nero su bianco, in un duplice confronto di Rapporti scientifici internazionali. Anche il direttore della Scuola internazionale di fisica subnucleare di Erice, Antonino Zichichi, tranquillizza sull’esperimento: “Il pericolo della creazione di buchi con l’avvio dell’esperimento Lhc è privo di fondamento scientifico”.
Sulla stessa linea anche il presidente dell’Infn, Roberto Petronzio, a capo dell’ente di ricerca italiano che ha dato il maggior contributo italiano a Lhc, in termini di scienza e uomini: “L’acceleratore Lhc è sicuro e ogni preoccupazione che ci possano essere rischi è una semplice fiction”.

Le vostre iene elettroniche hanno tratto questa notizia da L’Eco di Bergamo

Relatività, Possenti sulle orme di Einstein
Ancora una scoperta di assoluta importanza nel campo dell’astronomia grazie a un’equipe internazionale che schiera al suo interno anche l’astrofisico trevigliese Andrea Possenti, non nuovo a intuizioni del genere. Stavolta la ricerca chiama in causa il padre della teoria della relatività, Albert Einstein. La scoperta che viene definita in gergo la «trottola di Einstein» è una stella doppia di neutroni (pulsar), ed è in pratica una prova di nuova generazione sul fatto che la relatività generale di Einstein rappresenta ancora il modo migliore per descrivere gli effetti gravitazionali tra i corpi celesti. L’eccezionale risultato viene ora pubblicato sulla rivista «Science».
Tecnicamente il movimento ipotizzati 93 anni fa da Einstein si chiama «precessione geodetica» e le leggi che lo descrivono sono una diretta conseguenza della teoria della relatività generale. Finora movimenti di questo tipo erano stati osservati direttamente solo in trottole speciali (giroscopi) messe in orbita attorno alla Terra.
Ora un’equipe internazionale di scienziati, tra i quali gli uomini del Gruppo Pulsar dell’Inaf-Osservatorio di Cagliari dove lavora anche Possenti, l’ha osservato in un oggetto cosmico (J0737-3039 la sua sigla) che si trova a circa 1.800 anni luce da noi, e che è universalmente conosciuto come «la pulsar doppia», già scoperta dallo stesso gruppo di lavoro nel 2003.
In questo sistema, l’effetto è circa 2.800 volte più ampio di quello misurato vicino al nostro pianeta. Ciò rappresenta la prima conferma sperimentale che il moto relativistico «a trottola» si manifesta-esattamente al ritmo previsto da Einstein.

«Un risultato importante – spiega Andrea Possenti – non solo per la divulgazione scientifica ma anche per le sue implicazioni pratiche che esso comporta. Esistono infatti ricadute tecnologiche legate ai sistema Gps della localizzazioni dei satelliti o delle posizioni sulla terra o ancora della sincronizzazione degli orologi».
La scoperta ha richiesto quattro anni di osservazioni presso il radiotelescopio di Green Bank (West Virginia, USA), il secondo più grande del mondo dopo quello di Arecibo.
«Questo moto – spiega ancora Possenti – è una conseguenza del fatto che lo spazio-tempo non è piatto, bensì viene curvato dalla massa dei corpi celesti. L’oscillazione “a trottola” che ne deriva è simile in apparenza a quella che compie la Terra con la precessione degli equinozi». Possenti, 44 anni, è l’unico italiano fra gli autori dell’articolo pubblicato su Scienze. Dell’equipe fanno parte alcuni canadesi e statunitensi e uno studioso britannico.

Figlio di Amanzio e nipote di Renato, scomparso da poco, due colonne de L’Eco di Bergamo, lo stesso Andrea, quando non era ancora così impegnato nella sua attività, trovava il tempo per collaborare alle redazione sportiva del nostro giornale, scrivendo dell’altra sua grande passione: il basket. Il primo telescopio l’aveva ricevuto in regalo dallo zio quando era in quinta elementare.
Da lì è nato il grande amore per l’osservazione degli astri. Dopo aver studiato al liceo scientifico di Caravaggio, si è laureato in Fisica alla Statale di Milano. Poi il dottorato di ricerca in Astronomia a Bologna, quindi il lavoro di ricercatore all’Osservatorio astronomico di Cagliari- Istituto nazionale di astrofisica e i continui viaggi in mezzo mondo per raccogliere dati e formulare teorie, anche se la residenza è rimasta quella di Treviglio. Due anni fa Possenti aveva scoperto l’esistenza di una nuova categoria di stelle pulsar: si tratta delle «Rrat», acronimo dall’inglese Rotating radio transients, ovvero Sorgenti radio rotanti sporadiche. Le Rrat sono la quarta classe di stelle di neutroni, che va ad aggiungersi alle tre già note. «Continuano a confermarsi tutte le previsioni che avevamo fatto sin dal 2003. La pulsar doppia – conclude Possenti – è il miglior laboratorio che esista per mettere alla prova la teoria della relatività».
(04/07/2008)

Le vostre iene elettroniche hanno tratto questa notizia dal Corriere della Sera

La più piccola è quattro volte il nostro pianeta, la più grande nove volte.
Le hanno chiamate super-Terre e sono tre pianeti extrasolari per la prima volta scoperti tutti insieme attorno ad una altra stella, nel caso specifico l’HD 40307 nella costellazione del Pittore e distante dalla Terra 42 anni luce.
L’autore della scoperta è un personaggio notissimo, Michel Mayor dell’Osservatorio di Ginevra , a cui si deve il ritrovamento nel 1995 del primo pianeta extrasolare attorno a Pegasi 51.
Per dire come questa ricerca sia cambiata e si sia potenziata, Mayor ha presentato ad una conferenza in corso a Nantes addirittura la scoperta di 42 pianeti extrasolari individuati negli ultimi mesi. Ma la più sensazionale è senz’altro la tripletta del Pittore.

La ragione è che questi pianeti la cui natura dovrebbe essere rocciosa, hanno una taglia di poco superiore alla Terra avendo una massa, uno 4,2 volte superiore e gli altri due 6,7 e 9,4 volte maggiore. Sono inoltre molto vicini alla stella madre, pressappoco nell’area in cui gira il nostro Mercurio vicino al Sole, e dunque il loro anno dura rispettivamente quattro giorni, 10 e 20 giorni.
La scoperta è stata possibile utilizzando uno speciale spettrografo noto come Harps (High Accuracy Radaial Velocity Planet Search) installato su un telescopio dell’European Southern Observatory a La Silla in Cile.

La tecnica di rilevamento è sempre quella legata alle anomalie di comportamento dell’astro che rivelano a seconda della loro entità la presenza e le caratteristiche dei corpi circostanti.
«Perfezionando le osservazioni ormai possiamo arrivare a cogliere l’esistenza di pianeti con masse di appena due volte quelle del nostro pianeta» commenta Mayor. Finora gli astronomi sono riusciti a scoprire l’esistenza di quasi trecento corpi planetari intorno ad altri astri della nostra galassia Via Lattea. Per la maggior parte, però, sono di grande taglia, analoghi al nostro Giove e questo dipende dagli strumenti di rilevazione. Ma i risultati di 13 anni di ricerche hanno portato Mayor ad una conclusione importante: «Possiamo dedurre , infatti, che circa un terzo di tutte le stelle simili al nostro Sole abbiano intorno pianeti di taglia contenuta».
La sfida in corso è quella di realizzare osservatori in grado di fotografarli e nel giro di qualche anno gli astronomi giurano di riuscirci.

Giovanni Caprara
17 giugno 2008

Le vostre iene elettroniche hanno tratto questa notizia da – LASTAMPA.it

ALESSANDRA C
María Elena Gutiérrez direttrice artistica di View Conference, manifestazione che negli anni si è imposta come riferimento italiano per la computer grafica, le realtà virtuali, continua il suo ottimo lavoro sul territorio presentando, con il sostegno della Regione Piemonte e della Compagnia di San Paolo, il ViewFest, evoluzione nostrana dello storico Resfest, festival itinerante del filmmaking digitale.
ViewFest si svolge a Torino da venerdì 6 a domenica 8 giugno e si presenta come una nuova rassegna di cinema digitale. Collegato a un network mondiale di manifestazioni dello stesso carattere e livello, il festival conserva la formula d’avanguardia ereditata dal ResFest, esplorando le nuove frontiere della creatività, le tendenze del cinema di settore, della pubblicità, della video- arte e della multimedialità, in un ricco e poliedrico programma di proiezioni, workshop, eventi e mostre.
PROIEZIONI, Il cartellone delle proiezioni, alcune provenienti da manifestazioni internazionali altre da case di produzione che si distinguono per eccellenza tecnica e creatività, si divide in sezioni, molte delle quali proposte per la prima volta a Torino in formato HD dalla Multisala Massimo del Museo Nazionale del Cinema di via Verdi 18.

PROIEZIONI SPECIALI. Due sono i lungometraggi proposti con i modelli di nuova fruizione. «Blade Runner: The Final Cut» l’indiscusso capolavoro di Ridley Scott nella sua recente versione digitale HD, venerdì 6, alle 22,45, alla Multisala Massimo. E «Beowulf», epico fantasy realizzato da Robert Zemeckis e proiettato nel formato originario 3D attivo che gli spettatori potranno apprezzare con gli speciali occhialini polarizzanti sabato 7, alle 21,45 e in replica domenica 8 alle 14.
RASSEGNA CORTOMETRAGGI PIXAR ANIMATION STUDIOS. E’ un omaggio alla casa di produzione che ha creato capolavori come «Gli Incredibili » e il vincitore del premio oscar 2008 «Ratatouille». Offre una carrellata storica composta da 14 deliziosi cortometraggi proposti in visione Blu-ray venerdì 5, alle ore 21,30, e domenica 8, alle 20,30.

ELECTRONIC THEATER. Proposto con la partnership del Siggraph, ViewFest presenta il programma completo dell’ultima edizione del suo tradizionale showcase, per un totale di 40 cortometraggi in visione Blu-ray venerdì 6, dalle 16,15, presenta Sebastian Sylwan.
ANIMATION SHOW OF SHOW. La sezione curata da Ron Diamond, fondatore dell’Animation World Network, è un promo-video che unisce 15 titoli scelti tra le opere più interessanti d’animazione d’ultima generazione proposte in Blu-ray sabato 7, alle ore 18,15.

ROIEZIONE SPECIALE FLUX. Curata dal fondatore della formula ResFest, Jonathan Wells presente in sala, Flux rappresenta un’interessante raccolta di corti e video musicali, selezionati da chi è riuscito a mostrare la poesia del digitale. Venerdì 6, ore 18,15.

RETROSPETTIVE. La sezione retrospettive è particolarmente corposa e comprende i provocatori Happy, i filmaker sono presenti in sala sabato 7, ore 20,30; il newyorkese Chris Milk, poetico e visionario regista di videoclip che presenta i suoi lavori domenica 8 (ore 20,30); la video-arte di Lorenzo Oggiano venerdì alle 20,30. E a concludere la sezione retrospettive troviamo un’ampia carrellati dell’acclamato duo torinese ConiglioViola, domenica 8, dalle 21,45.

DOCUMENTARI. Due i documentari in programmazione, «The Beirut apt» di Daniele Salaris e «Surfin’ Torino» di Chiara Pacilli e Boosta. I registi sono presenti in sala venerdì 6, alle ore 14.

GAME OVER PROJECT. Game Over è un progetto sviluppato da Guillaume Reymond, graphic designer, artista multimediale dell’agenzia creativa NotsoNoisy. L’autore è presente in sala sabato 7, alle ore 17.

MIX. Da una selezione della produzione italiana e dal collegamento diretto con i festival di altre città, la sezione Mix offre una panoramica sulle produzioni indipendenti e innovative. I paesi coinvolti sono Italia, Germania, Turchia e Brasile, che illuminano lo schermo della Multisala Massimo sabato 7, alle ore 14.
LE MOSTRE. Due le esposizioni proposte. «NanoArt: Vedere l’Invisibile», in mostra fino al 15 giugno a Infini.To, Parco dell’Astronomia e dello Spazio a Pino Torinese. E’ ideata e curata da Stefano Raimondi, ed è una delle prime esposizioni dedicate alla nano-arte. «Craig Foster, Protest Art», è invece fino al 30 giugno al King Kong Microplex di via Po 21. Una galleria di trenta poster realizzati dall’artista e disegnatore dalla Pixar Craig Foster.

WORKSHOP. Due laboratori interessanti. «Dai mondi immaginari alle storie vere» con Craig Foster, disegnatore delle grafiche delle pellicole Pixar, che spiega come viene sviluppato uno stile unico, venerdì 6, dalle 9 alle 12 e dalle 13 alle 18, a Palazzo Nuovo, aula 38, ingresso libero. C’è poi «Analogico/digitale» con Ivano Piva. Il noto fotografo torinese ricostruisce il percorso della fotografia venerdì 6, dalle ore 9,30 alle ore 12, e poi dalle 13 alle 16,30, al Circolo dei Lettori di via Bogino 9; l’ingresso è libero.
MULTIMEDIA THEATRE ALL’HIROSHIMAMONAMOUR. Gianluca Nicoletti presenta «La macchina per entrare e uscire dal mondo», opera multimediale realizzata in esclusiva per ViewFest. Appuntamento sabato 7 alle 22,30, all’Hiroshima Mon Amour, via Bossoli 83, ingresso gratuito. ConiglioViola propone invece «Recuperate le vostre radici quadrate», venerdì 6 alle 22 sempre a Hiroshima.
PREZZI.
Il prezzo per assistere a ogni singolo evento è di 5 euro, 3,50 euro il ridotto (studenti, over 60, Carta Musei, Aiace, Acli, Aics, Arci, Endas).

INFO. ViewFest, corso Marconi 38, tel. 011/6680948 e 011/5695155; e su www.viewfest.it

Le vostre iene elettroniche hanno tratto questa notizia da Corriere della Sera

MILANO—«È il mio pianeta della fortuna», dice sorridendo Giovanna Tinetti all’University College di Londra. Infatti, indagando il corpulento oggetto «HD 189733b» che ruota attorno ad una stella della costellazione Volpecula, a 63 anni luce dalla Terra, ha scoperto nella sua atmosfera la presenza del metano.
Nel luglio scorso, sempre analizzando la sua luce trovava anche l’acqua. Mai prima d’ora sugli ormai numerosi mondi extrasolari (250 circa) sono state rilevate le due preziose sostanze, mattoni fondamentali per lo sviluppo di qualche forma di vita. «Il metano contiene carbonio— precisa Giovanna— cioè materia organica che in ambiente opportuno può favorire l’evoluzione verso la biologia.
È accaduto così anche sulla nostra Terra».

Nulla del genere è tuttavia ipotizzabile sul remoto pianeta «bollente » simile nelle dimensioni e nelle caratteristiche gassose al nostro Giove.
Il risultato viene spiegato oggi nei dettagli sulla rivista britannica Nature e dimostra la benigna testardaggine della sua scopritrice, frutto della passione. Giovanna si era appena laureata in fisica a Torino studiando l’infinitamente piccolo, le particelle atomiche, quando Michel Mayor dall’osservatorio di Ginevra individuava in cielo il primo pianeta attorno ad un’altra stella, la 51-Pegasi.
«La notizia suonò per me come una folgorazione — racconta — e da allora la mia scienza e il mio interesse sono dedicati solo a questi mondi lontani, ma non per trovarne di nuovi ma per vedere come sono fatti, che cosa nascondono e, soprattutto, se ci possono essere tracce di vita». Così Giovanna abbandona gli atomi e Torino dove era nata 35 anni fa, e vola Caltech, il Politecnico della California scivolando presto al vicino Jet Propulsion Laboratory della Nasa dove gli «altri» pianeti sono di casa.
E lì ha davvero toccato il cielo con un dito rimanendoci per dieci anni e preparandosi alla doppia scoperta, prima l’acqua e poi il metano.

Ma questa seconda è il frutto di un cambio di vita sempre comunque animata anche da altre passioni mai dimenticate come il suono della chitarra e la danza. «Volevo riavvicinarmi all’Italia, dove forse un giorno tornerò — racconta— e così, nonostante gli inviti a rimanere a Pasadena, ho accettato l’offerta dell’ University College di Londra che voleva organizzare un gruppo di scienziati dedicato all’affascinante ricerca. Io avevo il compito di guidarla e ci siamo subito messi al lavoro».
La caccia al possibile gemello della Terra è ormai una febbre che contagia gli astronomi nei cinque continenti. Ma è ancora un’ardua impresa perché nessun telescopio terrestre o spaziale riesce a fotografare questi corpi troppo lontani per le capacità umane. Infatti la loro esistenza si coglie indirettamente, analizzando le anomalie del comportamento della stella madre oppure le variazioni luminose della stessa stella. Per scovare il metano ha studiato, assieme a Mark Swain del Jet Propulsion Laboratory, gli spettri dell’astro raccolti nella lunghezza d’onda dell’infrarosso vicino, con il telescopio spaziale Hubble.

All’acqua, invece, era arrivata spulciando i dati trasmessi dal satellite americano Spitzer. E adesso si prepara alla prossima sorpresa. «Sto collaborando al nuovo telescopio spaziale James Webb che partirà fra cinque anni—conclude Giovanna —. Sarà lui, forse, a regalarci una vera rivoluzione perché il suo occhio sarà in grado di avvistare pianeti forse uguali alla Terra».

Giovanni Caprara

 Le vostre iene elettroniche hanno tratto questa notizia da – LASTAMPA.it

A 5.000 anni luce dalla terra, esiste un sistema solare con una stella gemella del sole e due enormi pianeti orbitanti simili a Saturno e Giove. La spettacolare scoperta astronomica è frutto del lavoro di un’equipe internazionale di scienziati ma anche appassionati, che hanno lavorato grazie a 11 telescopi e con l’ausilio di una nuova tecnica: la microlente gravitazionale.

«Abbiamo trovato un sistema solare simile, in versione ridotta, al nostro», ha detto Scott Gaudì dell’Ohio State University, che ha guidato lo studio. La stella è leggermente più piccola, oscura e debole del sole e i pianeti hanno una massa inferiore, ma orbitano alla stessa distanza dei giganti gassosi del nostro sistema solare. Per scoprire i due pianeti (OGLE-2006-BLG-109L) il team di astronomi ha usato una nuova tecnica chiamata “microlensing”, che individua le distorsioni di luce provocate dalla gravità di una stella, quando un corpo massiccio le transita dinanzi. Resta da sapere se, nel sistema solare scoperto, ci sia una terra. «Per quello che ne sappiamo, potrebbero esserci pianeti rocciosi, ma non siamo stati in graDo di trovarli».

Gli 80 membri del Optical Gravitational Lensing Experiment hanno lavorato freneticamente, notte dopo notte, negli 11 giorni del periodo tra la fine di marzo e l’inizio d’aprile 2006 quando le due stelle erano sufficientemente vicine, come era visibile dalla terra, da poter causare l’effetto di microlente gravitazionale. «Abbiamo tentato di avere una copertura totale dell’evento», ha spiegato Andrew Gould, professore di astronomia all’Ohio State University. «Quando fa notte da una parte, abbiamo qualcun altro che osserva da qualche altra parte». Nell’equipe, quasi tutti professionisti (tra cui gli astronomi di Campo Catino e Arcetri, in Italia:), ma anche appassionati di astronomia.

Le vostre iene hanno tratto questa notizia da – LASTAMPA.it

MILANO
Altro che “cervelloni” col pallino della matematica. L’abilità nel fare i conti a mente non è una prerogativa esclusiva degli esseri umani: sembra, infatti, che le scimmie siano “brave” come gli studenti di college. Lo hanno scoperto due neuroscienziate della Duke University, Elizabeth Brannon e Jessica Cantlon, autrici di uno studio pubblicato questa settima su “Plos Biology”.

«Sapevamo che gli animali possono riconoscere le quantità, ma non c’erano prove della loro capacità di eseguire operazioni matematiche, come le addizioni – spiega la Cantlon – Il nostro studio mostra che invece le scimmie possono farlo». Le ricercatrici hanno esaminato scimmie e studenti impegnati in test di aritmetica non verbale al computer: dovevano sommare i valori numerici di due serie di puntini e scegliere fra due opzioni, una delle quali riportava la somma aritmetica dei due insiemi da addizionare. Risultato? Per lo “scorno” degli studenti, le scimmie erano in grado di eseguire addizioni a mente in un modo molto simile a quello dei ragazzi.

La percentuale di errori, infatti, variava di poco: nel 94% dei casi gli studenti hanno fornito la risposta giusta, contro il 76% delle scimmie. Non solo. Le ricercatrici hanno scoperto che, a trarre in inganno ragazzi e animali, erano praticamente le stesse “trappole”. Queste scoperte, dicono le autrici dello studio, rinforzano l’idea che esseri umani e primati condividono un sistema cognitivo per l’aritmetica non verbale, che probabilmente riflette un legame di tipo evoluzionistico fra le rispettive abilità cognitive.