Il destino dei gemelli
1895: cinque anni all’inizio
dell’ultimo secolo del secondo millennio. Un secolo di guerre e di
trasformazioni inarrestabili della società umana. Un secolo di
morte e di innovazione. Un secolo di tragedie e di meraviglie. E
proprio di queste ultime vogliamo parlare perché a distanza di
pochi mesi l’uno dall’altro in quel fatidico 1895 venivano alla
luce due gemelli: il primo nel maggio di quell’anno sulle pagine
del “New York World” di Joseph Pulitzer, sotto forma di uno
strano bambino calvo vestito di un pastrano giallo sul quale
comparivano scritti i suoi pensieri e le sue parole; il secondo nel
tardo dicembre di quello stesso anno a Parigi, quando due fratelli
francesi decisero di mostrare al pubblico affascinato una serie di
immagini in movimento intitolate Uscita dalle officine Lumiere.
Erano nati ed emettevano i loro primi vagiti il fumetto e il cinema,
le nuove muse del XX secolo. Non ci sarebbe voluto poi molto ad
accorgersi di quanto complementari sarebbero state queste due arti
della visualizzazione e soprattutto del movimento, “statico”
nell’una, “dinamico” nell’altra. Grandi registi e semplici
mestieranti hanno utilizzato sovente la tecnica dello storyboard,
cioè la resa grafica di una sequenza, disegnata in vignette e
poi ricostruita su pellicola in base alle indicazioni di montaggio
(citiamo tra i tanti Hitchcock, Kubrick, Kurosawa, che addirittura
usava dipingere ciò che poi sarebbe divenuto un fotogramma) e
soprattutto molti registi e sceneggiatori di nome al giorno d’oggi
vengono proprio dal mondo del fumetto o a questo devono gran parte
del loro potenziale visivo (un nome sopra tutti, quello di Sam Raimi,
l’autore di cinema più “fumettistico” attualmente sulla
piazza, uno dei pochissimi ad essere riuscito a dare lustro e pregio
al termine di film-fumetto, sovente utilizzato per indicare
produzioni di scarso contenuto e alta spettacolarità), senza
contare il fatto che gli stessi animatori in computer-graphics
sono necessariamente a loro volta dei “disegnatori”. Finita ormai
l’epoca in cui il fumetto era considerato una sorta di “cinema
povero”, là dove era più facilmente riproducibile su
carta “l’effetto speciale” cinematografico (un mostro
gigantesco, mondi lontani), oggi è addirittura passato di
categoria, diventando mezzo privilegiato e fecondo di ispirazione per
le immagini più spettacolari e originali offerte dal grande
schermo. Ora chi ama i fumetti ha l’occhio per comprendere meglio i
meccanismi di ripresa, di composizione dell’immagine e di
narrazione del cinema, chi opera in questo settore non di rado deve
alle ardite visualizzazioni dei fumetti le immagini più nuove
e originali della settima arte, entrambi sono un passo avanti
rispetto ad altri nella comprensione del mondo che ci circonda.
Fumetto e cinema sono scuole l’un per l’altro, forse le più
autorevoli nell’insegnamento del narrare per immagini, fortemente
connotate di proprio ma anche in grado di fondersi armoniosamente e
di interagire. Accomunati da una medesima volontà di
raccontare per immagini, questi due gemelli nel corso dell’intero
secolo scorso si sono separati, ricercati, ritrovati per poi perdersi
nuovamente, rincorsi l’un l’altro fino a giungere in quest’ultimo
periodo a una vera e propria simbiosi, se si pensa a quanti film di
grande successo di questi ultimi anni traggano la propria origine da
racconti a fumetti (che oggi hanno generato anche una nuova
definizione di se stessi più colta, quella di graphic-novels,
di “romanzi per immagini”, che per quanto lecita giammai
sostituirà quella, molto più amata, di “fumetto”).
Ed è proprio da questa constatazione che prende le mosse il
presente lavoro, frutto di una lunga e laboriosa ricerca da parte di
quattro appassionati di entrambi i media, che dopo essersi cimentati
precedentemente con altri generi del cinema fantastico, sono
approdati con entusiasmo anche a questo progetto. Partendo dai
primordi del cinema e correndo attraverso molte tappe fino al
grandissimo successo attuale del cinecomix, il presente volume
racchiude centinaia di pellicole, divise nelle diverse e note
tipologie cinematografiche, che rappresentano il passaggio degli eroi
di carta (e talora di cartone, visto che ci siamo concessi alcune
deroghe anche per i personaggi più noti dei cartoni animati)
sul grande e piccolo schermo. Attraverso tutti i generi e tutti i
continenti (abbiamo citato tra le altre pellicole australiane,
asiatiche, sudamericane) vi porteremo passo passo alla scoperta di
personaggi famosi e non molto conosciuti, di eroi dello schermo che
in realtà nascono sulla carta e di celebrità del
fumetto che invece non sono state in grado di bucare lo schermo. Dal
muto al dolby surround, dai caserecci effetti speciali dei
serial degli anni Trenta fino alla perfetta computer
graphics del nuovo millennio, dai pochi centimetri di pelle
esposta delle sexy eroine della giungla anni Quaranta alle
colleghe molto più discinte (al limite del porno) degli anni
Novanta, la nostra cavalcata ci porterà a toccare l’arrivo
sullo schermo di Flash Gordon, dell’Uomo Ragno, di Sheena, di
Valentina, del Signor Bonaventura, di Asterix e di centinaia di altri
eroi usciti dalle vignette. Si parte con le prime commedie del
periodo immediatamente successivo al primo conflitto mondiale, per
passare attraverso i serial degli anni Trenta e Quaranta, alle
commedie degli anni Cinquanta, al boom del cinema italiano e
turco degli anni Sessanta e Settanta, per l’arrivo in massa al
cinema dei super-eroi, dapprima con Superman e poi con Batman, alla
fine degli anni Settanta e in seguito sul finire degli anni Ottanta,
attraverso il variegato decennio successivo, fino ad arrivare agli
anni Duemila, con una vera e propria invasione di titoli, non solo
super-eroistici, spesso perfino con pellicole che pur non essendo
tratte da un fumetto ne ricalcano volontariamente gli schemi, per
creare sullo schermo quello che autori e disegnatori ottengono sulla
pagina bianca attraverso le vignette. E’ il caso di Darkman,
del citato Raimi, programmatico film-fumetto nella sua migliore
accezione, di Unbreakable, forse il miglior film del celebrato
regista di origine indiana M. Night Shyamalan, che offre allo
spettatore la genesi di un super-eroe, con motivazioni del tutto
assurde per chi non sia un lettore di comics; oppure di
Ultraviolet, altro veicolo fantascientifico per le grazie di
Milla Jovovich, che nei titoli di testa ci presenta la protagonista
come derivante da un fumetto (cosa non vera, nonostante il fatto che
anche alcuni critici ci abbiano creduto nelle loro recensioni – un
espediente simile era stato usato nel film Le avventure di
Buckaroo Banzai nella Quarta Dimensione). Ci sarà scappato
forse qualcosa, soprattutto nel mare magnum di riduzioni
cinematografiche ispirate a fumetti in arrivo oggi sugli schermi o
direttamente nell’home video, ma crediamo che si tratti
proprio di un minimo che non influenzerà il valore portante di
questo volume.
Abbiamo considerato doveroso
cercare di portare un contributo allo studio di un filone in forte
ascesa nel cinema mondiale, finora soltanto accennato in altri lavori
del passato (vogliamo ricordare almeno lo staff di “Nocturno
Cinema”, eccellente rivista di genere, che contiene al suo interno
la rubrica “Cinecomix” dedicata proprio al cinema derivato da
fumetti, ed autori qualche anno fa di un ottimo speciale sul tema).
Speriamo di esservi riusciti e invitiamo perciò i lettori a
seguirci in questa rutilante sarabanda tra strisce, ballons e
frames, tra eroi ed eroine in costume e non, tra folli
avventure dove tutto è possibile, tra poderosi “Ka-Boom!”,
“Thud!”, “Crack!” e mirabolanti effetti speciali, per
scoprire quanto poco le linee chiuse di vignette e fotogrammi siano
state in grado di confinare sfarzosi mondi infiniti e in perenne
movimento.
Michele Tetro