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Le Iene Elettroniche

Le iene elettroniche

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Archive for September, 2007

200.000 PS3 vendute in Francia

In occasione di un’intervista, Georges Fornay di Sony Computer Entertainment France, si è espresso riguardo la situazione della PS3 in Francia. Il quadro vendite della console di Sony è positivo in quanto sono state vendute sul suolo francese più di 200.000 unità dal 23 marzo scorso. “Sicuramente supereremo presto le 500.000 unità. Grazie ai nostri nuovi bundle le vendite sono raddoppiate quest’estate. E’ inolte appena uscito Heavenly Sword che si è già piazziato al primo posto tra i giochi più venduti della settimana” dichiara Fornay. Infine l’uomo più importante di Sony Entertainment France ha paragonato le vendite PS3 a quelle della 360 in Francia “Attualmente la PS3 vende il doppio della 360 e speriamo che continuì così anche fino alla fine dell’anno. Nonostante Halo 3!”

Tanto per far vedere che le nostre previsioni sulla Playstation 3 regina delle console sono corrette!

Rainy Woods, David Linch entra nei videogiochi

La storia del gioco ha inizio quando il corpo della giovane Anna Graham viene ritrovato una mattina nei boschi della cittadina di Rainy Woods. Questo evento terrorizza la popolazione del luogo, che crede nel ritorno del leggendario ‘Killer con l’Impermeabile’.

Ad investigare sul caso, l’FBI invia l’agente David Young Henning, che potrà contare sull’aiuto di due rappresentanti della legge della cittadina: Emily Wyatt, George e Thomas.
David è inoltre affetto da disturbi della personalità, e può trasformarsi in Jeter per ricevere aiuto nelle indagini.
Proseguendo nelle indagini, David scoprirà che nel caso è coinvolto qualcosa di non umano…
Il tutto condito da un’atmosfera ispirata ai grandi film di David Linch, mischiata a Saw l’enigmista, passando per il silenzio degli innocenti! Cosa dire… Se si mantengono le promesse un capolavoro è annunciato!

Le vostre iene elettroniche hanno trovato questa notizia su – Il Sole 24 ORE

Dopo la recente acquisizione di Gateway il gruppo Acer conquista anche Packard Bell per guadagnare nuove posizioni di mercato.

La notizia era nell’aria ma la conferma è arrivata solo durante l’incontro con i giornalisti di tutto il mondo riuniti a Madrid da Acer. Il presidente Gianfranco Lanci ha annunciato l’acquisizione del marchio Packard Bell, un nome piuttosto importante non solo per la sua storia ma anche per i numeri che riesce a raccogliere in molti Paesi europei. Lanci ha subito voluto sottolineare come questo nuovo marchio si affiancherà a Acer e Gateway e non verrà soppresso, l’offerta di prodotti verrà calibrata per le esigenze dei vari mercati e in questi giorni si stanno decidendo le strategie che verranno poi applicate nei prossimi due anni. L’obbiettivo del gruppo Acer è quello di consolidare e magari migliorare il già ottimo posizionamento del gruppo tra i massimi esponenti mondiali dei computer e di mantenere i vertici già conquistati in Europa nel segmento notebook. Il presidente Lanci non ha voluto sbilanciarsi sull’investimento di Acer per la nuova acquisizione ma ha sottolineato come si tratti di una cifra nettamente inferiore a quella ipotizzata da molti analisti finanziari.

Per Acer il 2008 sarà un anno di transizione verso il completamento delle nuove gamme di notebook, specie quella linea Gemstone che ha significato un notevole investimento del gruppo per dare un’immagine più autorevole alla gamma Aspire. La collaborazione con i designer del gruppo BMW ha portato a una netta svolta dal passato, in linea con i più temibili concorrenti in materia. Una svolta tanto più azzeccata dato che il mercato ha subito mostrato grande interesse per le versioni consumer del sistema operativo di Microsoft Windows Vista, quelle montate proprio sulla linea Aspire. Mercato che si è invece mostrato molto freddo verso le versioni Vista Business, dove il “vecchio” sistema XP sembra ancora riscuotere più fiducia.

In primo piano anche la collaborazione con Ferrari, che continua e fa nascere nuovi prodotti, come il notebook Ferrari 1100, un elegante e pratico 12,1 pollici con processore AMD Turion 64X2 e sistema operativo Windows Vista sino alla versione Ultimate. I modelli già noti 1000 e 5000 vengono aggiornati con i più potenti processori AMD Turion. Sempre a marchio Ferrari il nuovo navigatore GPS e Pocket PC Ferrari Racing con schermo da 2,8″ e slot card SD per l’ascolto musicale.

Tornando alla gamma Gemstone fa il suo esordio il piccolo Aspire 2920, un notebook con schermo da 12 pollici che privilegia la vera mobilità con un peso di soli 2 kg. Usa processori Intel Centrino Duo Mobile o Core 2 Duo a seconda delle versioni per il minimo consumo di energia ma può montare anche il sistema operativo Vista Home Premium con funzioni multimediali. Sul fronte opposto l’Aspire 7720 ha uno schermo da 17 pollici ed è indirizzato ai giocatori in rete con scheda grafica Nvidia 8600. Ancora più grande il nuovo Aspire 9920 che monta un drive HD-DVD per dischi ad alta definizione con schermo da ben 20 pollici. Tutti i notebook Aspire hanno la nuova finitura Gemstone con polvere di ceramica dalla caratteristica colorazione grigia per la massima resistenza dei materiali e sono dotati di circuiti audio Dolby Digital per la migliore resa sonora delle applicazioni multimediali. Tra i prodotti Acer entro Natale dovrebbe entrare in gamma anche un nuovo Media Center dotato di lettore Blu-ray, già annunciato in passato ma sempre rinviato anche a causa dello scarso successo commerciale incontrato finora da questo tipo di dispositivi.

Destinati al segmento professionale ma con una versione dedicata al consumer i nuovi server easyStore, soluzioni semplici da installare, accessibili in rete anche senza fili ma con capacità fino a 2 TB per immagazzinare ogni tipo di dati e anche lunghi filmati in alta definizione. La versione domestica misura 16 x 18 x 21 cm e quindi può essere facilmente installata ovunque.
Molto importante anche il settore dei monitor, dove la tendenza è sempre verso dimensioni maggiori e con aspetto 16:9: i nuovi modelli vanno dai 19 ai 24 pollici, tutti con tempi di risposta contenuti entro i 5 ms e pronti ad accogliere sorgenti ad alta risoluzione. Il modello più grande ha la sua versione consumer con presa HDMI per sorgenti ad alta definizione

Le vostre iene elettroniche, fanno una scommessa diretta con tutti i propri lettori.
Scommettono che la grande sfida tra le console verrà vinta dalla Playstation 3.
Dopo essere stufi di leggere articoli di giornalisti, che fanno solo un piccolo copia ed incolla delle notizie prese da internet, le vostre iene analizzano la situazione di Playstation 3 e della Sony.
Partiamo da uno dei punto a sfavore della Playstation. Il prezzo.
Quanta politica all’uscita della PS3 aveva fatto questa notizia sul prezzo elevato? Bene, quanto costava la Playstation 2 quand’è uscita? TANTO, e come adesso veniva comprata più che altro come lettore DVD, adesso la PLAY viene comprata come lettore Blue Ray.
Secondo punto, i videogiochi. Bene, quali giochi aveva la playstation 2 all’uscita? NESSUNO, e l’XBOX360? NESSUNO!
Adesso escono bei giochi per XBOX360, dopo 1 anno e passa di vantaggio rispetto alla concorrenza. Playstation deve sfornare i suoi titoli di Punta: Gta, Wipeout, MetalGear, Final Fantasy, tutte chicche che faranno sicuramente aumentare le vendite della console. E l’XBOX360? Solo conversioni da PC, un po’ limitativo in questo…
Se mettiamo anche un calo dei prezzi, allora le console inizieranno a vendere sempre di più. Vediamo anche il mercato giapponese, le proporzioni dicono: ogni 8 WII, 4 PS3, 1 XBOX360 e negli altri mercati (tranne quello italiano) le vendite PS3 e XBOX360 sono abbastanza pari, con un piccolo vantaggio sulla console di casa Microsoft.
Vediamo PS3 VS WII… cosa dire… il WII è una console di 7 anni fa con un telecomando. Divertente, ma per quanto durerà questo divertimento? Per adesso il WII è il vincitore assoluto, grazie al prezzo più che alla qualità, ma non pensiamo durerà ancora per molto.
Il reparto ONLINE, vede sono mettere ONLINE tutti i capolavori della Playstation1 con anche titoli di ottima fattura SOLO per il mercato ONLINE.
Secondo noi SONY sta giocando bene. La stampa sta giocando male. Giornalisti informatevi, analizzate e poi fate il copia incolla!
Guardiamo anche le riviste di videogiochi, sembra che si stiano incrementando le recensioni di PS3 e stabilizzate quello per XBox360, e questo non è un bel colpo. Che Xbox360 abbia già sparato tutti i propri Jolly? Non pensiamo questo, ma sicuramente la parte dominante avuta dall’uscita anticipata sta iniziando a calare…
Detto questo scommettiamo… Sony sarà la vincitrice e ritorneremo sul discorso tra 2 anni. statene certi!

Il destino dei gemelli

1895: cinque anni all’inizio
dell’ultimo secolo del secondo millennio. Un secolo di guerre e di
trasformazioni inarrestabili della società umana. Un secolo di
morte e di innovazione. Un secolo di tragedie e di meraviglie. E
proprio di queste ultime vogliamo parlare perché a distanza di
pochi mesi l’uno dall’altro in quel fatidico 1895 venivano alla
luce due gemelli: il primo nel maggio di quell’anno sulle pagine
del “New York World” di Joseph Pulitzer, sotto forma di uno
strano bambino calvo vestito di un pastrano giallo sul quale
comparivano scritti i suoi pensieri e le sue parole; il secondo nel
tardo dicembre di quello stesso anno a Parigi, quando due fratelli
francesi decisero di mostrare al pubblico affascinato una serie di
immagini in movimento intitolate Uscita dalle officine Lumiere.
Erano nati ed emettevano i loro primi vagiti il fumetto e il cinema,
le nuove muse del XX secolo. Non ci sarebbe voluto poi molto ad
accorgersi di quanto complementari sarebbero state queste due arti
della visualizzazione e soprattutto del movimento, “statico”
nell’una, “dinamico” nell’altra. Grandi registi e semplici
mestieranti hanno utilizzato sovente la tecnica dello storyboard,
cioè la resa grafica di una sequenza, disegnata in vignette e
poi ricostruita su pellicola in base alle indicazioni di montaggio
(citiamo tra i tanti Hitchcock, Kubrick, Kurosawa, che addirittura
usava dipingere ciò che poi sarebbe divenuto un fotogramma) e
soprattutto molti registi e sceneggiatori di nome al giorno d’oggi
vengono proprio dal mondo del fumetto o a questo devono gran parte
del loro potenziale visivo (un nome sopra tutti, quello di Sam Raimi,
l’autore di cinema più “fumettistico” attualmente sulla
piazza, uno dei pochissimi ad essere riuscito a dare lustro e pregio
al termine di film-fumetto, sovente utilizzato per indicare
produzioni di scarso contenuto e alta spettacolarità), senza
contare il fatto che gli stessi animatori in computer-graphics
sono necessariamente a loro volta dei “disegnatori”. Finita ormai
l’epoca in cui il fumetto era considerato una sorta di “cinema
povero”, là dove era più facilmente riproducibile su
carta “l’effetto speciale” cinematografico (un mostro
gigantesco, mondi lontani), oggi è addirittura passato di
categoria, diventando mezzo privilegiato e fecondo di ispirazione per
le immagini più spettacolari e originali offerte dal grande
schermo. Ora chi ama i fumetti ha l’occhio per comprendere meglio i
meccanismi di ripresa, di composizione dell’immagine e di
narrazione del cinema, chi opera in questo settore non di rado deve
alle ardite visualizzazioni dei fumetti le immagini più nuove
e originali della settima arte, entrambi sono un passo avanti
rispetto ad altri nella comprensione del mondo che ci circonda.
Fumetto e cinema sono scuole l’un per l’altro, forse le più
autorevoli nell’insegnamento del narrare per immagini, fortemente
connotate di proprio ma anche in grado di fondersi armoniosamente e
di interagire. Accomunati da una medesima volontà di
raccontare per immagini, questi due gemelli nel corso dell’intero
secolo scorso si sono separati, ricercati, ritrovati per poi perdersi
nuovamente, rincorsi l’un l’altro fino a giungere in quest’ultimo
periodo a una vera e propria simbiosi, se si pensa a quanti film di
grande successo di questi ultimi anni traggano la propria origine da
racconti a fumetti (che oggi hanno generato anche una nuova
definizione di se stessi più colta, quella di graphic-novels,
di “romanzi per immagini”, che per quanto lecita giammai
sostituirà quella, molto più amata, di “fumetto”).
Ed è proprio da questa constatazione che prende le mosse il
presente lavoro, frutto di una lunga e laboriosa ricerca da parte di
quattro appassionati di entrambi i media, che dopo essersi cimentati
precedentemente con altri generi del cinema fantastico, sono
approdati con entusiasmo anche a questo progetto. Partendo dai
primordi del cinema e correndo attraverso molte tappe fino al
grandissimo successo attuale del cinecomix, il presente volume
racchiude centinaia di pellicole, divise nelle diverse e note
tipologie cinematografiche, che rappresentano il passaggio degli eroi
di carta (e talora di cartone, visto che ci siamo concessi alcune
deroghe anche per i personaggi più noti dei cartoni animati)
sul grande e piccolo schermo. Attraverso tutti i generi e tutti i
continenti (abbiamo citato tra le altre pellicole australiane,
asiatiche, sudamericane) vi porteremo passo passo alla scoperta di
personaggi famosi e non molto conosciuti, di eroi dello schermo che
in realtà nascono sulla carta e di celebrità del
fumetto che invece non sono state in grado di bucare lo schermo. Dal
muto al dolby surround, dai caserecci effetti speciali dei
serial degli anni Trenta fino alla perfetta computer
graphics
del nuovo millennio, dai pochi centimetri di pelle
esposta delle sexy eroine della giungla anni Quaranta alle
colleghe molto più discinte (al limite del porno) degli anni
Novanta, la nostra cavalcata ci porterà a toccare l’arrivo
sullo schermo di Flash Gordon, dell’Uomo Ragno, di Sheena, di
Valentina, del Signor Bonaventura, di Asterix e di centinaia di altri
eroi usciti dalle vignette. Si parte con le prime commedie del
periodo immediatamente successivo al primo conflitto mondiale, per
passare attraverso i serial degli anni Trenta e Quaranta, alle
commedie degli anni Cinquanta, al boom del cinema italiano e
turco degli anni Sessanta e Settanta, per l’arrivo in massa al
cinema dei super-eroi, dapprima con Superman e poi con Batman, alla
fine degli anni Settanta e in seguito sul finire degli anni Ottanta,
attraverso il variegato decennio successivo, fino ad arrivare agli
anni Duemila, con una vera e propria invasione di titoli, non solo
super-eroistici, spesso perfino con pellicole che pur non essendo
tratte da un fumetto ne ricalcano volontariamente gli schemi, per
creare sullo schermo quello che autori e disegnatori ottengono sulla
pagina bianca attraverso le vignette. E’ il caso di Darkman,
del citato Raimi, programmatico film-fumetto nella sua migliore
accezione, di Unbreakable, forse il miglior film del celebrato
regista di origine indiana M. Night Shyamalan, che offre allo
spettatore la genesi di un super-eroe, con motivazioni del tutto
assurde per chi non sia un lettore di comics; oppure di
Ultraviolet, altro veicolo fantascientifico per le grazie di
Milla Jovovich, che nei titoli di testa ci presenta la protagonista
come derivante da un fumetto (cosa non vera, nonostante il fatto che
anche alcuni critici ci abbiano creduto nelle loro recensioni – un
espediente simile era stato usato nel film Le avventure di
Buckaroo Banzai nella Quarta Dimensione
). Ci sarà scappato
forse qualcosa, soprattutto nel mare magnum di riduzioni
cinematografiche ispirate a fumetti in arrivo oggi sugli schermi o
direttamente nell’home video, ma crediamo che si tratti
proprio di un minimo che non influenzerà il valore portante di
questo volume.

Abbiamo considerato doveroso
cercare di portare un contributo allo studio di un filone in forte
ascesa nel cinema mondiale, finora soltanto accennato in altri lavori
del passato (vogliamo ricordare almeno lo staff di “Nocturno
Cinema”, eccellente rivista di genere, che contiene al suo interno
la rubrica “Cinecomix” dedicata proprio al cinema derivato da
fumetti, ed autori qualche anno fa di un ottimo speciale sul tema).
Speriamo di esservi riusciti e invitiamo perciò i lettori a
seguirci in questa rutilante sarabanda tra strisce, ballons e
frames, tra eroi ed eroine in costume e non, tra folli
avventure dove tutto è possibile, tra poderosi “Ka-Boom!”,
“Thud!”, “Crack!” e mirabolanti effetti speciali, per
scoprire quanto poco le linee chiuse di vignette e fotogrammi siano
state in grado di confinare sfarzosi mondi infiniti e in perenne
movimento.

Michele Tetro

Le vostre iene elettroniche hanno trovato questa notizia su: week.it

L’Iso (International Organization for Standardization) nega a Microsoft la corsia preferenziale per rendere Office Open Xml (Ooxml) uno standard, innescando una reazione a catena a tutto vantaggio del progetto OpenOffice.org, l’alternativa open source a Microsoft Office, che nella versione 2007 implementa il formato documentale Open Xml.
Il formato Xml in salsa Microsoft non è piaciuto granché. Alla votazione di Ginevra non ha raggiunto il quorum: l’organizzazione ha rifiutato il tentativo di Redmond di usare un altro set di specifiche – quelle di Ecma International – per dare a Ooxml una corsia preferenziale verso l’approvazione.
La seconda chance, senza corsia preferenziale per Ooxml arriverà a febbraio. Microsoft non può perdere il treno, visto che Ooxml è il formato dell’intera suite Office 2007.
Il rischio è di essere estromessi mercato delle suite di produttività per le P.A., che chiedono di costruire e accedere ad archivi informatici utilizzando formati che non le leghino con i vendor di specifici software. Di qui la corsa allo standard: OpenOffice.org, progetto patrocinato da Sun che nel tempo ha trovato molti sostenitori, l’ha già vinto con l’Open Document Format, che è uno standard Iso.
Dopo la bocciatura (che sottolineiamo è provvisoria) dell’Iso contro Microsoft, i primi commenti sono stati quelli di Google, sul blog del responsabile dei progetti open source in quel di Mountain View, Zaheda Bhorat. «Bisogna raggiungere gli standard tecnici in maniera trasparente, in maniera aperta e basandosi su criteri di eccellenza. Pensiamo che sia necessario essere indipendenti da ogni tipo di pressione commerciale».
Per Bhorat è dunque stato giusto negare il via libera a Ooxml. Che sarebbe stato portato al voto con il peccato originale di non essere compatibile con Odf, uno standard già approvato. E che presenterebbe «troppe funzioni non documentate che ne impediscono la corretta implementazione da parte di altri vendor; un’accentuata dipendenza da formati proprietari Microsoft, nonché alcuni difetti tecnici».

L’ora di Ibm
Ma quello di Google non è un punto di vista oggettivo: l’azienda di Mountain View ha da sempre buoni rapporti con Sun e ha in portafoglio software concorrenti a Microsoft Office. E, da ultimo, ha iniziato a distribuire in Google Pack la suite StarOffice 8, la versione a sorgenti chiusi di OpenOffice.
Le disgrazie di Office – o meglio, la prospettiva di erodere a Microsoft quote di mercato – portano anche Ibm sulla barca di OpenOffice: è questo l’effetto di maggior rilievo della votazione di Ginevra. Big Blue, da tempo sostenitore di Open Document Format ma anche avversario di Sun Microsystems, si è decisa al grande passo: contribuirà alla causa donando porzioni di codice di Lotus 8. Doug Heintzman, responsabile delle strategie per la divisione Lotus in seno a Ibm, ha dichiarato: «Ibm ha usato codice del progetto [OpenOffice.org] per Lotus 8, e ora contribuirà con proprio codice e con gli sforzi per integrare OpenOffice con Lotus stesso». E commentando le decisioni dell’Iso, ha aggiunto: «Sì, ha influito sulla nostra decisione. Pensiamo sia giunto il momento di attirare nel progetto OpenOffice un numero ancor maggiore di realtà». La traduzione è chiara: ci siamo anche noi.

Collaborazione cercasi
OpenOffice è un progetto che va ormai verso il settimo anno di vita, e ha guadagnato sul campo stima e maturità: è nato quando Sun Microsystems ha acquistato la suite StarOffice dalla tedesca StarDivision e ne ha aperto i sorgenti per accelerarne lo sviluppo.
Al momento in cui scriviamo le ultime versioni sono StarOffice 8 Product Update 7 e OpenOffice 2.3. Per tutti i contendenti – Microsoft da una parte e Sun e Ibm dall’altra, ma non solo – la lotta contro il tempo è serrata: a Redmond tocca il compito di standardizzare, e alla strana coppia di neoalleati quello di arricchire OpenOffice, specie per quanto riguarda il lavoro di gruppo e le funzioni di calendario e impegni.
Sul fronte open source, sembra mancare ancora un valido antagonista di Outlook: Mozilla, i cui progetti si sono spesso incrociati con OpenOffice, offre il client standalone Sunbird e l’add-on per Thunderbird chiamato Lightning. Ma non si tratta ancora di versioni sufficientemente mature. E se la ciliegina sulla torta di OpenOffice.org fosse proprio di provenienza Ibm-Lotus?

Le vostre iene elettroniche hanno tratto questa news da PI

OpenOffice 2.3 tra extension e wizard
News
martedì 18 settembre 2007

Roma – Nelle scorse ore OpenOffice.org ha annunciato la disponibilità ufficiale di OpenOffice 2.3, una nuova versione della suite per l’ufficio open source che apporta migliorie a tutti i suoi principali componenti.

Come si evince dal lunghissimo elenco di cambiamenti riportato nelle note di rilascio, la 2.3 va considerata una major release di OpenOffice: sebbene non introduca novità eclatanti, questa versione introduce un numero davvero sconfinato di nuove caratteristiche e migliorie, a partire dalla piena implementazione di quella nuova architettura che permette di ampliare le funzionalità di OpenOffice per mezzo di estensioni.

Sebbene la tecnologia delle estensioni avesse fatto il suo debutto con la versione 2.0.4 di OpenOffice, gli sviluppatori affermano che la 2.3 è la prima release a supportare tutte le estensioni oggi disponibili. Tra gli add-in più interessanti vi sono OpenOffice.org2GoogleDocs, capace di esportare i documenti nel formato Google Docs; Sun Weblog Publisher, che consente di pubblicare e modificare velocemente i post sul proprio blog; Sun Report Builder, per la generazione di report grafici dei propri database; e mOOo Impress Controller, che consente di controllare le presentazioni create con Impress attraverso un dispositivo Java-based Bluetooth.

OpenOffice 2.3 include poi un nuovo wizard per la creazione di grafici 2D/3D, un filtro di Write per l’esportazione dei documenti in formato Wiki, nuove API per l’implementazione di smart tag, la possibilità di aprire i link nei documenti con un semplice Ctrl+Click, una funzione di autoriconoscimento della lingua in cui è scritto un testo, il supporto al formato d’immagine PNG nell’esportazione in HTML, e un nuovo generatore di report.

Si segnala infine la correzione di una vulnerabilità di sicurezza legata alla gestione delle immagini in formato TIFF: il bug avrebbe potuto essere sfruttato da un cracker per creare un file che, una volta aperto con OpenOffice, eseguiva del codice dannoso con gli stessi privilegi dell’utente locale.

Maggiori informazioni sulle novità di OpenOffice 2.3 sono state pubblicate in questo post del blog di Italo Vignoli, public relator dell’Associazione PLIO.

Nel momento in cui si scrive, OpenOffice 2.3 è disponibile esclusivamente nella versione inglese; non appena pronta, la localizzazione italiana potrà essere scaricata da qui (Update: è ora disponibile per il download anche la versione italiana).

Domani a Barcellona inizierà l’OOoCon 2007, un evento che durerà fino al 21 settembre e che vedrà la partecipazione dell’associazione.

Google sta facendo sempre più passi da gigante, e si sta trasformando in una vera macchina di innovazione e soldi. E’ il diretto concorrente di Microsoft, laddove la Apple ha perso, Google con una politica completamente innovativa e inaspettata sta prendendo quote di mercato impressionanti, giorno dopo giorno sta diventando il colosso n° 1 al Mondo e questo a mamma M proprio non va bene. Ultime notizie su Google sono che Confindustria sceglie Google Enterprise. Google ha
ottimizzato i siti delle associazioni di Confindustria, portando a oltre
90.000 le interrogazioni in 8 mesi , con una media di 11.000 ricerche al
mese
.
Confindustria, che ha registrato 2 milioni di visitatori e 34 milioni di
pagine visitate dall’inizio dell’anno
, si dice soddisfatta della
collaborazione con Google.
Luca di Montezemolo, presidente di Confindustria, ha affermato:
“La volonta’ di innovare la comunicazione nei confronti delle Associazioni e
degli Associati e la sempre piu’ forte spinta di modernizzazione di sistema si
sono coniugati, per quanto riguarda il sito Confindustria, nella scelta di un
partner come Google”.
e che Google vuole portare il suo famoso ADSENSE anche sui cellulari, senza dimenticare l’ampliamento del supporto multilingua di Google Apps. E’ una cosa positiva?
Il monopolio non è positivo. Ci vogliono concorrenti e concorrenza all’altezza. Avere dalla propria parte il migliore motore di ricerca aiuta. Basta non far trovare i risultati della concorrenza e si mantiene il monopolio. E’ un po’ come per Microsoft avere il sistema operativo più installato al mondo. Bisognerà vedere se questo monopolio sarà negativo e totalitario in negativo o se sarà positivo per il mondo informatico.
Unica cosa, non seguiamo le mode. Pensiamo con la nostra testa. Firefox è cresciuto perchè è un ottimo prodotto, pretendiamo solo ottimi prodotti!

Le vostre iene elettroniche hanno trovato questa notizia su – LASTAMPA.it

Il New York Times online punta sul gratis

LUCA CASTELLI
Il New York Times riscopre il gratis su Internet. Il più famoso quotidiano del mondo, nonché quello che può vantare il maggior numero di contatti online (tredici milioni di visitatori unici al mese, secondo Nielsen/NetRating) ha annunciato lunedì l’intenzione di cancellare il programma TimesSelect, che richiedeva ai lettori il pagamento di un abbonamento per accedere ad alcune sezioni del sito (editoriali, articoli in archivio).

TimesSelect non è stato un fallimento, spiegano dal quartier generale del Times. I duecentoventisettemila iscritti che hanno pagato 49,95 dollari all’anno (oppure 7,95 al mese) per l’abbonamento premium hanno portato nelle casse del giornale qualcosa come dieci milioni di dollari all’anno. Tuttavia, le stime per il futuro indicano come gli annunci pubblicitari possano garantire maggiori introiti.

“Non ci aspettavamo di ricevere così tanti visitatori direttamente da motori di ricerca come Google e Yahoo”, ha detto la responsabile del sito Vivian L. Schiller. Una massa di utenti che spesso si scontra contro le pagine a pagamento e se ne va. Per il giornale, spiega la Schiller, meglio lasciar perdere gli abbonamenti e puntare su contenuti gratuiti accompagnati da inserzioni e pubblicità.

Il discorso non vale solo per le notizie d’attualità, ma anche per uno dei settori più ambiti e preziosi del giornale: l’archivio. Il Times ha deciso di mettere a disposizione gratuita tutti gli articoli pubblicati dal 1987 a oggi, sebbene ancora protetti da copyright. Inoltre – per la grande gioia di storici, studiosi e archivisti – verranno aperti anche i cassetti più polverosi e digitalizzati gli articoli risalenti al periodo 1851-1922 (ormai di pubblico dominio). Accompagnati dagli annunci pubblicitari, anche quei vecchi contenuti potranno tornare a essere redditizi.

Con la decisione del Times di abbandonare TimesSelect, si è quasi completata la transizione verso il gratis dei siti dei maggiori quotidiani americani. Tra i big che ancora utilizzano modelli in abbonamento resiste solo il Wall Street Journal. Ma sembra solo questione di settimane prima che la nuova proprietà del giornale (la News Corp. di Rupert Murdoch) decida di seguire l’esempio del Times e chiuda anch’essa le sezioni del sito a pagamento. In Italia, tutti i principali quotidiani utilizzano modelli in abbonamento, relativi soprattutto ai contenuti pubblicati sul giornale cartaceo e all’archivio.

Che cosa fa di noi quello che siamo? Dove risiede la nostra coscienza? L’anima esiste? E se fossimo in grado di copiare perfettamente il contenuto della mente umana e inserirla in un corpo artificiale, cosa succederebbe?
Il libro di Robert J Sawyer, canadese classe 1960 già vincitore di un premio Nebula, è costruito intorno a questi interrogativi: il protagonista, un quarantenne malato incurabile, decide di sottoporsi al procedimento di “scansione mentale”, per dare a se stesso (o, meglio alla copia esatta della sua mente) la possibilità di vivere una vita normale. Trasferisce alla sua copia tutti i suoi diritti e, affidandole il prosieguo della sua esistenza, si trasferisce in un paradiso artificiale appositamente costruito sul lato oscuro e inaccessibile della Luna, per attendere la propria dipartita.
Senonché, viene trovata la cura per il male che lo affligge, vi si sottopone, e pretende allora di riavere indietro la propria vita.
Nel frattempo, il tema della coscienza, della consapevolezza di sé e dell’anima viene sviscerato nel corso di un processo intentato dalla replica di una scrittrice, deceduta, che vuole sentirsi attribuire la qualifica di “persona vera” e l’identità del proprio “originale”.
Nel corso del processo Sawyer, per bocca di scienziati, filosofi e psicologi chiamati a testimoniare, illustra in modo sintetico e documentato (come dimostra la bibliografia alla fine del libro) ciò che sappiamo o ipotizziamo di noi stessi e della “coscienza”.
Ovviamente, per esigenze narrative, si spinge un po’ più in là, ma ciò non rovina il gusto che si prova leggendo un libro intelligente, che miscela le atmosfere dei thriller giudiziari alla Grisham, quelle della sci-fi d’azione con i temi della fantascienza hard e induce anche a riflessioni stimolanti.
Consigliato.

“Mindscan” su Urania, Mondadori, n. 1525, € 3,90