Credo che tutti voi frequentate o avete sentito parlare di Facebook.
Ed é molto probabile che sappiate che é la rete più popolare tra i
giovani americani tra i 17 e i 25. Una grande impresa se pensate che in
pochi anni è riuscita a far registrare a 8 studenti su 10 delle
universitá d’oltre oceani.
Facebook ha quadruplicato gli ingressi negli ultimi
anni, riceve una media di 250.000 nuovi membri ogni giorno, nessuno dei
quali paga nulla per i servizi ricevuti. Ci si dovrebbe, pertanto,
chiedere: come Facebook ottiene le risorse necessarie per soddisfare 60.000.000 membri attivi che pubblicano in media la rispettabile cifre di 14.000.000 fotografie al giorno e che oggi contiene circa 2 miliardi e 700 milioni di immagini?
E ‘difficile immaginare anche la dimensione monumentale dei loro
servers e l’elevato costo della tecnologia e del personale che gestisce
un tale volume di dati. Che rappresentano, per esempio, più della metà
degli abitanti d’ Italia. Una volta digerite le cifre astronomiche che
circondano Facebook, non é difficile immaginarsi che un gigante da 15
miliardi di dollari di valore, quasi pari alla metá di Microsoft, non
può finanziarsi solo attraverso la pubblicitá.
Quindi la domanda sorge spontanea.
Come si finanzia Facebook, oltre naturalmente alla pubblicitá?
Facebook vende le informazioni dei suoi utenti al miglior offerente. Citando: “Quello
che molti utenti non sanno è che secondo i termini del contratto di
iscrizione al servizio, all’accettarlo l’utente da a Facebook
l’esclusiva proprietá di tutte le informazioni e le immagini che
pubblicano “. In realtà, evidenziano gli esperti, i partecipanti accettando il contratto “autorizzano Facebook non solo all’uso, ma anche al trasferimento a terzi dei nostri dati sensibili“.
Sfruttando il fatto che il 90% degli utenti non legge mai i contratti
quando si iscrive a un servizio web, Facebook include nel contratto
(verso la fine) delle clausole con le quali possiamo evitare che i
nostri dati vengano venduti a imprese esterne. Per questo molti dei
vostri dati sensibili sono stati venduti senza esplicito consenso ad
altre imprese.
Quindi il fatto che a Tizio gli piaccia un determinato film o che
Caio voglia andare in vacanza a Cuba sono di fatto messi a disposizione
delle imprese per lanciare le proprie campagne pubblicitarie
segmentando il proprio target. E dobbiamo credere anche a un certo
signor Melba, imprenditore americano, che dice che per scegliere i
propri impiegati usa anche Facebook, per vedere tutti i dati
“personali” dei potenziali lavoratori.
Controllati anche dopo la morte
Le prove di quello che dico sono dei fatti che si sono verificati
ultimamente negli USA. Per esempio la John Brown University ha espulso
uno studente dopo aver scoperto che aveva delle foto in Facebook dove
veniva ripreso mentre era travestito. O quando un agente del servizio
segreto americano visito uno studente della Universitá di Oklahoma,
Saulo Martinez, per aver pubblicato in Facebook un commento contro il
Presidente Bush.
E, come ciliegina della torta, non si possono ritirare le foto
neanche quando ritiriamo l’adesione o cancelliamo l’account. Infatti
tutte le info presenti fino al momento di cancellazione rimangono in
potere di Facebook. Addirittura neanche dopo la morte è possibile per
gli eredi ritirare le informazioni del defunto dalla rete. Infatti dice
la clausola di Facebook che le informazioni del defunto rimangono a
disposizione di tutti per un tempo determinato dalla stessa compagnia.
Quindi un consiglio..attenti a quello che postate in Facebook o alle foto postate perchè non siete “soli”…