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Le Iene Elettroniche

Le iene elettroniche

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Archive for April, 2009

Le vostre iene elettroniche hanno tratto questa notizia da PI

Roma – La “mission” aziendale di Google è sempre stata l’innovazione delle tecnologie web, e nonostante le dimensioni da colosso Mountain View continua a innestare novità e tastare il terreno alla rete del futuro prossimo venturo. In attesa di verificare con mano le ricadute dei nuovi CAPTCHA grafici e il motore di ricerca in AJAX, un cambiamento ben più profondo si appresta a rimescolare le carte della classificazione dei link nei risultati delle ricerche.

Il nuovo remix dell’algoritmo di ranking si è reso necessario a causa del proliferare di link malevoli, vero e proprio SEO-spam di tipo “blackhat” che abusando di notizie in sovraesposizione (come nel caso del worm-bot Conficker, ad esempio) promuove tra i primi risultati pagine web fittizie, rogue software, phishing e siti-vettori di codice malevolo variamente assortito (generalmente trojan o trojan-downloader).

L’update al codice di Google, rivela una fonte interna dalla identità non meglio specificata, servirà appunto a combattere questo genere di pratiche da cyber-criminali, preservando nel contempo la proverbiale efficienza del motore di ricerca nel fornire risultati (più o meno) adeguati alle necessità dell’utenza.
Parlando poi di tecniche SEO legittime, Google Italia ha da poco messo a disposizione di webmaster e proprietari di siti web una guida introduttiva all’ottimizzazione delle pagine per i motori di ricerca, in cui vengono descritti una dozzina di argomenti (titoli, meta-dati nel codice web, formattazione delle URL e via di questo passo) adatti al piccolo blog personale così come al portale da decine di migliaia di hit al giorno.

Il ranking rinnovato introdurrà modifiche immediatamente verificabili nella Internet di tutti i giorni, ma oltre a questo Google pensa anche alla rete di domani, o a come potrebbe essere la rete in un tempo più breve di quanto attualmente prevedibile, entrando nel regno del web in tre dimensioni con il plugin open source O3D.

Sfruttando le capacità computazionali delle moderne GPU, O3D permette agli sviluppatori di “creare applicazioni ricche e in 3D nel browser” mirando in pratica agli stessi risultati perseguiti da Mozilla ma seguendo un approccio diverso al problema. Piuttosto che voler generare una nuova occasione di contesa come quella scatenata dalla nuova guerra dei browser, però, in questo caso è la stessa Mountain View a mettere le mani avanti parlando di promozione del confronto e collaborazione diretta per la codifica di uno standard comune.

Alla fine dei giochi il plugin per il “vero” web tridimensionale, archiviati il fallimento storico di VRML e la meteora Lively, sarà soltanto uno ma nel frattempo Google vuole comunque proporre la sua visione delle cose e “donare” codice funzionante alla community, consapevole, come già successo con il progetto Native Client per l’esecuzione di codice x86 nativo direttamente nel browser, di avere qualcosa di interessante da dire sull’argomento.

Un altro piccolo ma significativo progetto di codice per far convergere tecnologie offline e online, dedicato questa volta alle statistiche sul traffico web somministrate dai server di Mountain View, è la Google Analitycs API, interfaccia di programmazione a disposizione di quegli sviluppatori che vogliono offrire soluzioni di analisi sulle visite basate su client da eseguire in locale.

Analitycs API è basata su Google Data API, un protocollo già impiegato per Google Calendar, Google Finance e Webmaster Tools, ragion per cui chi è già abituato a lavorare con questi servizi si troverà di fronte a una tecnologia già familiare. La nuova interfaccia per le statistiche offline è già stata impiegata per sviluppare Polaris, appliace creata da Desktop Reporting sulla base delle librerie AIR di Adobe.

Spostando ancora una volta l’attenzione dal desktop ai server remoti, in questo periodo Google riserva novità anche per la funzionalità Profiles, svelata oltre un anno fa e rimasta silente sino a ora allorché al Googleplex si sono decisi a impiegarla per visualizzare, alla fine di ogni pagina dei risultati di ricerca, le informazioni essenziali su una qualsiasi persona che abbia attivo un suo Profilo personale.

Con l’impiego proficuo dei profili centralizzai, Google entra in competizione con servizi quali LinkedIn, e volendo anche con i nuovi domini.tel voluti dal vulcanico consiglio di amministrazione di ICANN. Tra i vantaggi della nuova funzionalità c’è la possibilità, ad esempio per chi avesse la sfortuna di condividere il nome con una celebrità, di sgombrare il campo da omonimie e inesattezze riportate altrove.

Che sia un caso o meno, infine, Profiles acquista una nuova centralità per Google proprio quando Microsoft presenta EntityCube, il motore di ricerca relazionale che vorrebbe appunto migliorare l’accesso alle informazioni essenziale su persone, aziende e altre “entità” del mondo reale laddove i motori di ricerca tradizionali attualmente falliscono.

Alfonso Maruccia


Le vostre iene elettroniche hanno tratto questa notizia da Punto Informatico:

Roma – Coniugare i vantaggi forniti dalle web application, quali neutralità, portabilità e sicurezza, con i vantaggi tipici delle applicazioni desktop, primo fra tutti la capacità di sfruttare appieno la potenza di calcolo dei computer client. Questo, a grandi linee, l’obiettivo perseguito da Google con il nuovo progetto open source Native Client, di cui è appena stata rilasciata una prima versione di test.

Tecnicamente parlando, Native Client è una tecnologia che permette alle web application dieseguire codice x86 nativo sul client, superando le limitazioni tipiche dei linguaggi di scripting. Questa caratteristica fa sì che le applicazioni web possano accedere alla piena potenza della CPU locale, e agire in modo molto simile al software desktop tradizionale.

“I PC di oggi possono eseguire miliardi di istruzioni per secondo, ma le attuali applicazioni web possono accedere solo a una piccola frazione di questa potenza di calcolo”, ha affermato Brad Chen, del Native Client Team di Google, in questo post. “Native Client è una tecnologia di ricerca, e l’obiettivo di questa release è mostrare tale tecnologia a ricercatori, esperti di sicurezza e community open source per ottenere il loro feedback e i loro contributi”.
Chen ha spiegato che Native Client potrà essere utilizzato, ad esempio, per aggiungere ad un sito di photo-sharing degli strumenti di fotoritocco che consentano all’utente di modificare le proprie immagini senza lasciare il sito. “Oggi sarebbe possibile fornire tale funzionalità utilizzando una combinazione di JavaScript e di elaborazione server side. Questo approccio, tuttavia, richiede il trasferimento delle immagini dal server al browser e viceversa, e potrebbe rivelarsi così lento da scoraggiare l’utente”, ha proseguito lo sviluppatore. “Con la possibilità di far girare in modo trasparente del codice nativo sulla macchina dell’utente, gli sviluppatori potranno implementare l’intero processo di elaborazione delle foto sulla CPU desktop, minimizzando in questo modo la quantità di dati trasferiti (le immagini rimangono infatti sul server, ndr) e le latenze”.

Native Client si compone di un motore runtime, di un plug-in per i browser e di tool per la compilazione basati sul noto software open source GCC.

Qualcuno ha già definito Native Client l’alternativa open source alla tecnologia ActiveX di Microsoft, ma in realtà – sebbene le due tecnologie abbiano finalità simili – l’approccio di Native Client è molto differente da quello adottato da BigM, e per certi versi più simile al progetto Alchemy di Adobe.

Chen sostiene che Native Client non è stato pensato per sostituire le tecnologie web esistenti, come AJAX, Flash, JavaFX o Silverlight. “Riteniamo che gli sviluppatori possano usare questa tecnologia insieme ad altre per creare applicazioni che offrano un’esperienza più ricca e dinamica di quanto fosse possibile fino ad oggi”.

Come ogni tecnologia che tenta di mettere a disposizione delle applicazioni web le risorse locali dei client, anche Native Client dovrà fare i conti con il fattore sicurezza: una web application capace di eseguire codice nativo sul client potrebbe infatti rivelarsi estremamente dannosa. Per scongiurare tale possibilità, Google ha spiegato che le applicazioni Native Client gireranno – come quelle Java – all’interno di una sandbox, e non potranno contenere certe sequenze di istruzioni. Il motore runtime sarà inoltre in grado di rilevare e bloccare in automatico ogni porzione di codice potenzialmente pericolosa, ma realizzare tutto rappresenterà una vera sfida per il progetto di Google: sfida che BigG spera di superare con l’aiuto della comunità.

Attualmente il plug-in di Native Client, scaricabile da qui, è compatibile con i browser Firefox, Safari, Opera e Google Chrome e con le versioni x86 di Windows, Linux e Mac OS X. Gli sviluppatori contano di portare presto il software anche su altre architetture hardware, quali ARM e PowerPC.

Il codice di Native Client è accompagnato dalla New BSD License.

Avete bisogno di progettare la vostra nuova casa, ma non siete dei bravi architetti? Le vostre iene elettroniche hanno trovato questo sito (della casa madre Autodesk) che fa al caso vostro! Dragonfly è un’applicativo web based completamente realizzato in FLASH e con tecnologia PAPERVISION per la visualizzazione in 3D dei vostri progetti. Sarete in grado di inserire arredamenti, modificare le mura, porte ecc.!
http://dragonfly.autodesk.com

Flash CS4 introduce un’interfaccia utente nuova e ottimizzata, insieme ad avanzati strumenti di elaborazione video. Grazie all’eccezionale integrazione con le applicazioni correlate, per esempio Photoshop, Dreamweaver e Illustrator, è possibile implementare un flusso di lavoro rapido ed efficiente. Flash è usato in diversi ambiti: dalla creazione di pubblicità dinamiche per il Web alla realizzazione di filmati interattivi, dai videogiochi distribuibili su Internet fino ai cortometraggi d’autore e lo sviluppo di contenuti animati per cellulari. Questo libro, dopo una rapida ma completa carrellata sull’interfaccia e gli aspetti basilari del software, focalizza l’attenzione sulle funzionalità più avanzate. Numerosi tutorial guidano il lettore verso l’apprendimento di tecniche professionali applicabili in maniera trasversale per Internet, TV e cellulari.

Le vostre iene elettroniche hanno tratto questa notizia da Notebook Italia

Google ha annunciato l’avvio di una partnership con alcuni studi cinematografici e televisivi per la distribuzione di contenuti su YouTube, ai quali sarà dedicata una sezione Premium: il nuovo servizio avrà lo scopo di incrementare le entrate pubblicitarie della divisione YouTube.

Alcuni tra i più noti studi cinematografici e televisivi internazionali, come Sony, CBS, MGM, Lionsgate, Starz e BBC, popoleranno presto con i loro contenuti una nuova sezione “premium” di YouTube, all’interno della quale saranno disponibili film, telefilm, cartoni animati e spettacoli televisivi in alta qualità. L’accordo con Google giunge dopo un periodo sicuramente non positivo, costellato da numerose critiche e controversie legali legate alla presenza illecita di materiale protetto da copyright su YouTube.
Youtube su film e show TV

I nuovi contenuti saranno supportati da pubblicitari, ed i ricavi saranno divisi tra Google ed i fornitori dei video; in questo modo il colosso di Mountain View cerca finalmente di rientrare nell’investimento YouTube, che stando alle stime degli analisti, potrebbe risentire della crisi finanziaria. Secondo alcuni esperti del settore infatti, a causa del consumo di banda, delle spese per le licenze ed altre uscite, YouTube avrebbe registrato nel corso dell’ultimo anno una perdita di 500 milioni di dollari.

Per mettere in evidenza la nuova sezione premium, Google potrebbe operare un restyling del sito di YouTube, anche se i video generati dagli utenti continueranno a costituire il fulcro del servizio. Almeno inizialmente la nuova offerta, consistente in circa 700 film e migliaia di altri contenuti, sarà disponibile solamente per gli utenti americani, ed andrà ad opporsi direttamente al servizio internet rivale Hulu di NBC Universal e Fox, che trasmette in diretta negli Stati Uniti numerosi show e spettacoli televisivi.

Il grande David Eddings assieme alla moglie Leigh ha inizato una nuova saga cosidetta “dei sognatori”.

Purtroppo però lo smalto che contraddistingueva il nostro veterano autore evidentemente si è affievolita se non estinta. Infatti se nelle sue saghe più famose (Belgariad e Mallorean nonché Eleni e Tamuli) sebbene qualche personaggio potese sembrare stereotipato comunque riusciva manteneva una originalità nell’ambientazione e nei dialoghi che rinfrescava la lettura, qui invece si assapora un clima a mio parere già consueto quasi polveroso.

La novità forse è solo nei nomi dei personaggi poiché professioni e attitudini rimangono le medesime, anche i dialoghi sono assolutamente prevedibili e oramai il canone del “mostra” non “raccontare” della letteratura sfuma in un fasidioso ed eccessivo compiacimento. In poche parole ci si stufa spesso di vedere sogghignare personaggi a battute vecchie, stereotipate (anche in base alla nazione di appartenenza) e logore ma soprattutto non divertenti. non si capisce perché i presenti dovrebbero ridere o sogghignare.

Ulteriormente tutti i passaggi sono sempre gli stessi e lo sviluppo della trama sempre il medesimo, sempre lo stesso iter e gli stessi stupori che sanno un po’ falso.

Tristmente questo autore, che per la verità mi era piaciuto ne “La Redenzione di Althalus”, in peggiora sempre più. Rimane una lettura senzasoddisfazione.
L’ironia e le risate che caratterizzava i primi romanzi (e cicli) e la loro lettura è riamsta tutta in essi.

Ammetto che acquisterò il prossimo libro di questo ciclo, ma è soltanto una sorta di compulsione, alla collezione, una manifestazione di affetto e stima per un autore che non  più quello che mi piacerebbe che fosse e che so che era. Ma spero in una “redenzione”.

Ci sono libri migliori e più originali. Evitate.
 prossimo

le vostre iene elettroniche hanno tratto questa notizia da  Notebook Italia

Scritto da Gaetano Monti
YouTube vende musica online anche in ItaliaNella giornata di ieri, il noto sito di video sharing YouTube ha lanciato anche in Italia un nuovo servizio chiamato Click-to-Buy. Si tratta nello specifico di una piattaforma di e-commerce che permetterà di acquistare e vendere musica online attraverso iTunes.

Da qualche ora, gli utenti hanno la possibilità di scaricare direttamente sul proprio computer i file musicali del proprio artista preferito visto su YouTube. Click-to-Buy, disponibile dallo scorso mese di ottobre sul mercato americano, britannico, tedesco, olandese e spagnolo, varca oggi i confini del nostro Paese e di altre sette nazioni (Australia, Canada, Francia, Irlanda, Giappone, Nuova Zelanda e Svezia), liberalizzando e facilitando la distribuzione di musica online. Il servizio è stato lancio da Youtube con un accordo con alcune delle maggiori case discografiche, quali Sony Bmg, Universal Pictures ed Emi.

L’obiettivo perseguito da YouTube è quello d aiutare le aziende discografiche e legalizzare il download online di musica, garantendo agli artisti un guadagno strettamente dipendente dal consenso e dal gradimento degli utenti. In Inghilterra, la metà degli internauti che guarda un video musicale su YouTube, decide di acquistare in seguito la musica dell’artista.

Le vostre iene hanno tratto questa notizia da Tom’s Hardware

“I giapponesi sono corsi ad acquistare la Playstation 3 nel mese di marzo, grazie ad alcuni titoli ritenuti imperdibili.”

Il mese di marzo in Giappone è stato un assoluto successo per Playstation 3. La console di Sony supera dopo 16 mesi la Wii di Nintendo grazie ai titoli Ryu Ga Gotoku 3 e Resident Evil 5, che hanno invogliato molti videogiocatori ad acquistare una console.

In un mese, chiuso il 29 marzo, Playstation 3 ha venduto 146.948 unità, contro le 99.335 di Wii e le 43.172 di Xbox 360.

Il raccoglitore di anime di Alan Campbell si presenta come un rilegato (almeno nella versione che ho io) con un’ottima copertina che evoca alcuni passaggi della narrazione. Anche la qualità della carta è promettente. Mi ricorda la carta del libro “La storia infinita” rilegata con le parti in diversi colori in base al protagonista.

Infatti anche in questo libro la storia si dipana su almeno tre figure principali: un uomo che vuile vendicare la figlia, un arconte imbelle e la sua istruttrice nonché appunto il raccoglitore di anime.

L’atmosfera cupa e decadente ricorda vagamente Tito di Gormenghast di Peake. Ma come è prevedibile nelle situazioni in cui all’autore interessa maggiormente colorare l’atmosfera, la vicenda nasconde una povertà di idee e una prevedibilità intristente. La cosa si nota già a partire dall’effimera bellezza dell’idea della città sospesa sull’abisso con corde e catene.

Fin da prima di metà libro si intuisce non troppo difficilmente il ruolo di tutti i protagonisti (vivi o morti che siano) nella vicenda. Sembra rispecchiare un canovaccio consunto.

Unica nota positiva è che non lo rileggerò mai più.